Il Gran Caffè L’Aquila apre nella strada di Rocky

Due aquilani e un romano al lavoro per un locale tutto italiano a Philadelfia Biasini e Morelli in Usa con un permesso di lavoro riservato alle “eccellenze”
L’AQUILA. «Da bambino giravo nei quartieri italo-americani di Philadelphia e sentivo una mescolanza di dialetti italiani e un insieme di odori di cibi diversi che mi facevano venire in mente la mia terra, l’Italia. Agli angoli di strada le donne chiacchieravano e facevano l’uncinetto, in casa si parlava italiano. Poi, a un certo punto, scattò un sentimento di rivalsa e desiderio di integrazione con la cultura americana. E sparirono dialetti e abitudini». Riccardo Longo, 43 anni, romano di nascita, vive nel sud di Philadelphia dall’età di 5 anni, in una zona in cui esiste una piccolissima chiesa dedicata a San Pietro Celestino, forse l’unica al mondo rivolta al Papa del perdono, oltre alla Basilica di Collemaggio all’Aquila.
Da quando, cioè, il padre, professionista del mondo della ristorazione e dell’accoglienza alberghiera, decise di lasciare il Paese per realizzare un progetto tutto suo: già allora in Italia era difficile “sistemarsi”. Oggi Riccardo gestisce una catena di ristoranti in America e vuole che la storia giri al contrario, tornando alle origini. E per quello che chiama «uno strano meccanismo di destini e coincidenze», nel post-sisma è finito all’Aquila. Qui, l’incontro con Stefano Biasini, capitano della nazionale di gelateria, e Michele Morelli, torrefattore tra i più conosciuti in Italia. Insieme a loro sta realizzando un “piccolo mondo” italiano al numero 16/17 di Chestnut street, la principale via di Philadelphia - quella della corsa di Rocky, per intenderci - e dove entro il prossimo autunno aprirà i battenti un locale che sarà un inno al made in Italy, si chiamerà “Gran Caffè L’Aquila”, per non perdere nulla del marchio locale. Un progetto al quale i tre soci stanno lavorando dal 2012, complice un incontro davanti a un gelato al gusto di zafferano e genziana, preparato da Biasini, e al cappuccino di Morelli, «il più buono d’Italia», parola di Longo, che per realizzare un libro sulla cucina italiana ha girato 50 città assaggiando vini, spezie, carni, caffè, cappuccini. Per realizzarlo c’è voluto un investimento di 30mila dollari e un gran lavoro diplomatico per fare ottenere ai due aquilani (insieme gestiscono l’omonimo locale in via Corrado IV, prima del sisma era in piazza Duomo) il permesso di lavoro statunitense. Un certificato che gli americani non rilasciano tanto facilmente, per meritarlo, devi essere una “stella” ed eccellere in qualche mestiere o settore, dall’artigianato all’enogastronomia. «Stefano e Michele con la loro arte sono riusciti a ottenere la ‘Visa 01’, riservata ai primi del mondo nel campo delle scienze, dello sport, dello spettacolo», spiega Longo, «ci vogliono anni per ottenerla, per noi è stato il primo passo per proseguire il progetto». «La differenza è che noi non esportiamo solo il prodotto, ma anche il produttore», spiega Biasini. Nel grande palazzo di cinque piani costruito oltre un secolo fa, lavoreranno solo italiani, con procedure italiane e su materie prime italiane. Tutto viene dal qui: arredamento e attrezzature, ad esempio frigoriferi e pastorizzatore per la produzione del gelato, senza lasciare al caso nemmeno un particolare. I marmi sono di Carrara, gli sgabelli di ferro a mano dell’Umbria, le sedie fatte da artigiani di Perugia, i vetri di Murano, le illuminazioni di Artemide . Anche il progetto del locale è stato affidato a un architetto di Bastia Umbra. La chicca è il bancone: «Un vero bancone da bar italiano», spiega Longo, «rarissimo da trovare in America e molto ricercato». Il tutto, è già partito a fine maggio dal porto di Genova, imballato in alcuni container. Al primo dei cinque piani sorgerà il bar, dove sarà servito un espresso torrefatto in loco e a vista. Diverse le miscele italiane offerte e per le quali i tre soci hanno fatto un tour da nord a sud Italia da Trieste, a Napoli, fino alla Sicilia, per rappresentare i vari stili di caffè. «Nel sud Italia, ad esempio», spiega Longo, «il chicco è robusto, più a nord è diffusa una miscela arabica. Abbiamo anche studiato una miscela di casa». Al secondo piano ci saranno, invece, due ristoranti, dove «con menu dedicati ogni settimana a città e regioni italiane diverse, con i loro specifici piatti, birre, vini, spezie. Non finisce qui: saranno organizzate visite guidate al laboratorio di gelato, con possibilità di frequentare corsi di gelateria, mentre uno dei cinque piani ospiterà una scuola culturale italiana, «dove gli americani possono venire a imparare la lingua italiana, con classi dedicate alla cultura, la storia e al cibo di ogni regione».
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