«Il Montepulciano può crescere in Cina ma va promosso»

Visita nel Teramano di Vera Liao del portale Wineita.com «Le aziende devono investire nella commercializzazione»
TERAMO. Quello che ha stupito Vera Liao, blogger del seguito portale cinese specializzato in vini italiani Wineita.com, è stata la scoperta di un legame indissolubile tra un territorio e i suoi vini. Una visita in Abruzzo, tra le colline teramane, che ha appassionato l'opinionista cinese, convinta della peculiare qualità del Montepulciano d'Abruzzo da una serie di degustazioni e visite a vigneti e cantine del teramano, organizzate dal Consorzio di Tutela Colline Teramane Docg, presieduto da Alessandro Nicodemi (successivamente Vera Liao ha soggiornato anche al Castello di Semivicoli, visitando l'azienda Masciarelli guidata da Marina Cvetic, anch'essa socia del Consorzio). Il Colline Teramane Docg, eccellenza di Montepulciano d'Abruzzo è stato presentato a Liao attraverso due ampie degustazioni, da un lato le interpretazioni della Val Vibrata con le cantine Illuminati, Lepore, Monti, Emidio Pepe e Strappelli, dall'altro con i vini della Val Vomano proposti dalle aziende Barba, Barone di Valforte, Cerulli Spinozzi, Farnese, Nicodemi e San Lorenzo. Il bilancio si sintetizza in un brindisi di Vera Liao alla Docg abruzzese, come ha raccontato al Centro.
Al termine di questo soggiorno in Abruzzo, quali sensazioni riporta in Cina?
«L’impressione complessiva è ottima, mi sono soffermata su questo splendido territorio delle Colline Teramane, che esprime una vocazione storica e tipica per la produzione di importanti vini».
Lei ha conosciuto due gruppi di vini, due zone diverse della provincia di Teramo, cosa ha colto?
«L'idea è quella di una terra omogenea nel complesso ma differenziata in queste due vallate dei fiumi Vomano e Vibrata».
Quale è il suo giudizio sul Colline Teramane Montepulciano d'Abruzzo Docg?
«Anzitutto mi hanno stupito accoglienza e cordialità dei produttori di questo grande vino, il loro orgoglio nel raccontare un territorio esclusivo. La batteria degustata, con vini dal 2003 al 2014, mi ha piacevolmente sorpresa per la qualità, eterogenea ma che non tradisce un filo conduttore marcato che credo sia proprio il territorio. Ogni vino con le proprie sfaccettature, ha mostrato potenza, eleganza, freschezza e longevità, parametri che a parer mio identificano bene questa denominazione».
In Cina come è percepito l'Abruzzo con i suoi vini?
«Non c’è ancora un’alta percezione dell'Abruzzo, soprattutto come regione enologica, ciò comporta a livello di mercato un posizionamento dei vostri vini in fascia medio-bassa e bassa, specie a fronte di altre denominazioni nazionali dell'Italia che, a prescindere dalla qualità intrinseca, godono di grande fama grazie al cosiddetto brand territoriale, è questo che permette una posizione di mercato più alta e remunerativa».
Quali consigli darebbe al mondo del vino abruzzese per il mercato cinese?
«Inviterei le istituzioni a puntare di più sulla valorizzazione e promozione territoriale perché il vino è molto legato all’area di produzione, ciò significa migliorare le infrastrutture, salvaguardare l'ambiente, comunicare la propria zona di origine. Alle aziende, anche piccole, consiglio di acquisire una maggiore capacità organizzativa e commerciale e soprattutto di puntare sulla qualità reale e non solo percepita, perché sta crescendo il livello di conoscenza del vino, sta diventando uno status da seguire, anche nei paesi emergenti come la Cina, e il segreto per spiccare e competere credo sia l'elevata qualità».

