Il Negri Sud sciopera per evitare la chiusura

Da 12 mesi i ricercatori sono senza stipendio. Negata la Cassa integrazione I fornitori bloccano l’invio di materiali. Domani la manifestazione di protesta
SANTA MARIA IMBARO. Scendono domani di nuovo in piazza i camici bianchi del Negri Sud, ed è forse, questo, l'ultimo atto di un istituto di ricerca di eccellenza che lentamente muore. I sindacati Ficalms-Cgil, Fisascat-Cisl e Cgil Abruzzo, hanno annunciato lo sciopero di tutti i dipendenti (97 attualmente) in contrasto con la mancata richiesta di cassa integrazione nell'ultimo periodo da parte del consiglio di amministrazione della fondazione, di un piano di rilancio mai discusso o concordato con le organizzazioni sindacali e con le maestranze, e ben 12 mensilità di stipendi arretrati. Il centro che dal 1987 ha prodotto 1.520 pubblicazioni tra cui quelle sulle trombosi, malattie genetiche con studi finanziati da Telethon, malattie rare come la colestasi familiare intraepatica (malattia dell'età infantile che compromette la formazione della bile e sviluppa nei pazienti fibrosi e insufficienza epatica prima dell'età adulta), fibrosi cistica, diversi tipi di tumore tra cui quello al colon retto e l'epatocarcinoma, ad oggi non riesce a vedere il proprio futuro più in là di una settimana. Tre milioni di debito per il 2013, altrettanti previsti per il 2014, nessuna richiesta di cassa integrazione e laboratori in affanno, il Negri Sud è la classica eccellenza soffocata da burocrazia e debiti. A incidere maggiormente su quei debiti è il costo del personale, lo stesso personale che però sta lavorando indefessamente senza stipendi e senza fondi per garantire alla ricerca di andare avanti, passo dopo passo, giorno dopo giorno.
Il piano di licenziamento collettivo deciso a febbraio è già operativo. Ma i numeri degli scienziati e dei dipendenti che dovranno “saltare” non li conosce nessuno con certezza. Si va da un minimo di 30 persone ad oltre 60. Cosa resterà del Negri Sud? Nessuno lo sa. La Regione, attraverso il consigliere Pd Camillo D'Alessandro si sta attivando per trovare studi da commissionare al centro di ricerca e ha attivato un'unità specializzata per la ricerca di fondi e commesse. Intanto l'istituto ha dovuto chiudere i bagni maschili e un'ala dei due residence destinati ai borsisti, raggruppati tutti su un'unica struttura, non ha soldi per effettuare le pulizie, nè per acquistare i reagenti perché tutti i fornitori, non pagati, hanno bloccato l'invio dei materiali. In alcuni laboratori si è arrivati all'assurda situazione che le fondazioni oppure l'Europa stanno finanziando la ricerca (che di fatto prosegue), ma assicurano fondi solo per acquistare i materiali, così come avviene per questo tipo di progetti e di ricerche. I ricercatori che lavorano a quei progetti invece non sono pagati da mesi. Qualcuno è fuggito all'estero oppure in altri centri di eccellenza in Italia, qualcun'altro resiste, ancora per poco, in un clima di guerra tra poveri che sta dilaniando tutti. Domani è la resa dei conti.
Daria De Laurentiis
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