Il Negri Sud si difende: topi uccisi per necessità

LANCIANO. Si è aperto con l'ascolto di diversi testimoni, tra cui Gianluca Felicetti, presidente nazionale della Lav (lega antivivisezione), il processo per "uccisione non necessitata di animali" a...
LANCIANO. Si è aperto con l'ascolto di diversi testimoni, tra cui Gianluca Felicetti, presidente nazionale della Lav (lega antivivisezione), il processo per "uccisione non necessitata di animali" a carico del biologo ed ex direttore amministrativo della Fondazione Mario Negri Sud, Tommaso Pagliani, unico imputato in questa vicenda, prima del suo genere in Italia, che vede intrecciarsi il destino di uomini e topi.
Da una parte l'Istituto di ricerca scientifica e farmacologica Mario Negri Sud, oggi chiuso per fallimento, il cui direttivo ha dovuto prendere nel 2014 scelte importanti ed urgenti, anche riguardo ai topolini utilizzati come cavie a scopo di ricerca, a seguito della profonda crisi economica.
Dall'altra, 750 cavie soppresse con l'utilizzo di gas perché non ci si poteva più curare di loro e del cui destino si sono interessate numerose associazioni animaliste, Lav in testa che ha denunciato alla Guardia Forestale quella che non ha esitato a definire una vera e propria "strage".
Il giudice monocratico Andrea Belli ha visto sfilare diversi testi tra cui anche alcuni ispettori della Forestale che hanno effettuato il sequestro, nell'agosto 2014 di una cinquantina di cavie, poi affidate in custodia giudiziaria proprio all'associazione antivivisezione. Di quelle cavie sequestrate, così come emerso dal dibattimento e dalle risposte alle domande dell'avvocato Marco Femminella, ne sono morte 26. Come a voler far percepire che, forse, il destino di quei roditori era già segnato.
Dai resoconti di Asl, Cites e Forestale è emerso che nei vari sopralluoghi nel Centro di ricerca i topolini erano "sempre stati trovati in ottimo stato". Resta però l'uccisione di 750 topi, su cui il giudice Belli dovrà decidere. La data della prossima udienza è fissata per il 16 giugno alle 11,30.
«Ci aspettiamo che sia fatta giustizia e che vengano condannati oltre a chi ha preso la decisione, gli esecutori materiali di queste uccisioni», commenta Felicetti, «mi dispiace per i lavoratori del Negri Sud, che, se pur collegato al prestigioso Negri Milano, ha rappresentato una cattedrale nel deserto basandosi esclusivamente su fondi pubblici. Se avesse perseguito sistemi di ricerca più innovativi e illuminati rispetto alla sperimentazione animale forse oggi il territorio non si troverebbe in queste condizioni».
«Il Mario Negri Sud», ribatte l'avvocato Femminella, «versava in condizioni drammatiche in cui non si potevano assicurare nemmeno le materie prime oltre che il mantenimento dello stabulario. Le soppressioni non sono avvenute per stravaganza o crudeltà, ma per necessità e seguendo norme precise di riferimento. I ricercatori del Negri fanno ricerca per la vita: la decisione intrapresa era l'unica possibile in quel momento».
Daria De Laurentiis
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