Il papà di Lorenzo: per Iaia riunisco la vecchia band

16 Gennaio 2015

«L’ho promesso a mio figlio di occuparmi della piccola e noi suoneremo per lui» Il gruppo, Los Amigos, era famoso negli anni ’70: mercoledì il concerto a Lanciano

LANCIANO. «Lorenzo voleva sentirmi cantare di nuovo, per questo mi è venuta l’idea del concerto». Pasquale Costantini, papà del giovane calciatore del Lanciano stroncato lo scorso 10 novembre dalla leucemia, ha rimesso insieme lo storico gruppo dei “Los Amigos” per una serata speciale in ricordo di Lorenzo e per raccogliere fondi in favore della piccola Iaia di Roccaraso, la bimba di sei anni che da due lotta contro un neuroblastoma. E anche lei necessita di una costosa cura negli Stati Uniti, proprio come Lorenzo. Continua così la staffetta di solidarietà tra queste due famiglie abruzzesi, toccate nel profondo dalla malattia e dalla sofferenza dei loro componenti più giovani.

LORENZO E IAIA. Papà Pasquale lo disse subito dagli Stati Uniti, pochi giorni dopo il dolore più grande, quello per la perdita del proprio figlio: «La famiglia Costantini si preoccuperà personalmente di aiutare Iaia, come avrebbe voluto Lorenzo». Più grande e saggio dei suoi 20 anni, mentre lottava oltreoceano contro un male raro e aggressivo, Lorenzo pensava a come restituire tutto il bene che a lui era arrivato, una solidarietà che in meno di due settimane ha portato a raccogliere i 450mila euro necessari per volare negli Usa e tentare una cura sperimentale, l’unica speranza rimasta a questo ragazzo alto e biondo, leale e bravo col pallone. «Non so se quello che Lanciano e l’Abruzzo hanno fatto per Lorenzo è stato fatto in qualche altra parte del mondo», dice Pasquale Costantini. E durante i difficili giorni americani è venuta fuori la storia di Iaia.

LA PROMESSA. Quella promessa fatta al figlio ormai morente, Pasquale Costantini non la dimentica. «Nel mio vocabolario la parola promessa non c’è, le promesse le fanno i politici», spiega in un momento di pausa nella sua officina, «io sento di fare questo per Iaia. Ho già organizzato una lotteria e una serata a Lanciano, un contributo lo daremo anche come onlus di famiglia, che andrà avanti perché è quello che Lorenzo avrebbe voluto fare un giorno uscito dall’ospedale. Il concerto è dedicato a mio figlio. Lui voleva risentirmi cantare. Non lo faccio da diversi anni e le mie corde vocali sono rovinate. Per me sarà una sofferenza, ma lo faccio anche per questa bambina. I ragazzi (i Los Amigos, ndc) sono stati fantastici. Qualcuno ormai si avvicina a 66-67 anni, ma quando gli ho proposto di riunirci, tutti mi hanno risposto una sola cosa: “Quando iniziamo le prove?”».

IL CONCERTO. Si terrà mercoledì 21, alle 21,30, al teatro Fenaroli (ingresso a offerta). Dopo oltre dieci anni, torneranno a riunirsi Claudio Cardone (chitarra e basso), Marco Carminetti (tastiera), Luigi Sabella (chitarra), Osvaldo Barbella (sassofono). Non ci sarà Antonio Di Nardo (batteria), sostituito da Maurizio Trevisan. Suonerà anche Franco Giancristofaro alla chitarra. Alla serata interverrà anche il cabarettista Ivaldo Rulli.

«Il gruppo è nato in una barberia, scherzando e giocando», ricorda Pasquale Costantini, «piano piano sono iniziati a venire serate, sposalizi e comunioni. Poi ci siamo allargati alle piazze e abbiamo finito per fare concerti in Russia, Svizzera e Germania, e a incidere dischi nello stesso studio di Ricchi e Poveri, Mina e Celentano. Siamo stati i primi a rilanciare le canzoni degli anni ’60, allora nessuno lo faceva».

«Ero famoso per la “Miniera” dei New Trolls e “Amica mia” di Guido Renzi. E poi suonavamo benissimo la musica sudamericana. Facevamo serate al Promenade, a Pescara, e veniva tutta la squadra con l’allora presidente Scibilia. Eravamo giovani e lavoravamo tutti, la sera suonavamo e la mattina si andava a lavoro. Ai miei quattro figli non ho fatto mai mancare nulla».

DOLORE E FEDE. «E’ stata una brutta storia la nostra», dice ancora papà Pasquale, «in questo momento sto riflettendo su quello che è successo alla nostra famiglia e sono confuso. Sono molto arrabbiato con la fede. Mi domando perché Lorenzo ha dovuto stare male per un anno e cinque mesi. Non poteva finire prima questa atroce sofferenza? Ma poi mi chiedo anche un’altra cosa: e se mio figlio ha sofferto per far ritrovare un po’ di amore alla gente?».

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