Il pensionato che a 84 anni è “startupper” dell’olio

Antonio Russi si è ritrovato imprenditore spinto dalla passione per la ricerca della qualità: «Si comincia dalla potatura, ma contro la xylella ci vuole la scienza»
LANCIANO. A 84 anni fa l’imprenditore dell’olio, dopo essere andato dodici anni fa in pensione da dirigente di una multinazionale del Nord e aver risentito il richiamo della terra d’Abruzzo. Amore, passione, studi continui e ricerche: sono queste le basi che Antonio Russi, di Lanciano, segue per condurre l’azienda olearia Anima Verde, che non si occupa solo della produzione, quanto soprattutto di studiare, ricercare un continuo miglioramento della qualità dell’olio che, dice, «deve essere del colore degli smeraldi, non trasparente, profumato, ma soprattutto deve avere un’anima». Studi e ricerche che continuano ancora oggi,malgrado confida lui «ho qualche doloretto in più che non mi permette di curare le piante come facevo prima, di salirci su…». Ma gli consentono di seguire le piantagioni Russi che contano oltre 300 piante in un terreno a Torino Di Sangro, vicino al mare.
La storia di Antonio Russi è lunga. «A 60 anni sono andato in pensione dopo una vita assai rocambolesca», racconta Russi con occhi vispi, «40 anni di lavori diversi che mi sono serviti anche per questa nuova attività. Sono stato minatore, giornalaio, piazzista che era il primo scalino all’interno di una multinazionale dove, dopo anni, sono diventato direttore nel settore ricerche di mercato».
Ed è questa esperienza nella ricerca, unita al grande amore per la terra, al richiamo della terra, che hanno fatto si che a 72 anni diventasse un pensionato “startupper” che mette nella produzione dell’olio ricerca ma soprattutto passione. «Avevo proprio un grande bisogno fisico e intellettuale di coltivare la terra», dice Russi, «ho iniziato 25 anni fa coltivando tabacco, ma dopo tre anni ho capito che non era quella la mia strada. Così mi sono dedicato all’olio. Ho iniziato curando 50 piante centenarie che erano in una campo che avevo acquistato a Torino si Sangro. Allora c’era un rapporto più diretto con le piante. Mettevi la scala sul ramo più sicuro e ti ci arrampicavi su per potare, raccogliere l’ulivo. Una fatica, ma anche soddisfazione, un’emozione enorme».
Parla di emozioni Russi, di amore e passione quando si rivolge alle sue piante che da 50 sono nel frattempo diventate 300. «Centoventi sono giovanissime e non producono ancora olio», sottolinea, «però sono il fulcro della ricerca, perché devono riuscire a crescere nel migliore dei modi. E uno dei modi migliori è nel fare la potatura in modo perfetto, oltre che nel proteggerle da malattie, dagli insetti».
La potatura è fondamentale per il raccolto così come evitare malattie. Che in questo periodo ci sono. «Purtroppo lo scorso anno ho perso tutto il raccolto, come molti altri contadini (in Abruzzo si è perso l'80% della produzione di olio ndc), a causa della mosca dell'olivo, la Dacus oleae», ricorda rammaricato Russi, «e quest’anno so che non siamo indenni, anzi. Perciò dobbiamo stare in guardia. Dai primi di luglio occorrerà monitorare le drupe e ad agosto bisogna intervenire con prodotti ad hoc anche chimici se necessario come il dimetoato. Poi c’è la temibile xylella o lebbra dell’olivo che ha messo in ginocchio l'olivicoltura salentina. Il batterio è letale. Lo si sta combattendo con il taglio delle piante che non è una soluzione efficace. Bisognerebbe potenziare la ricerca per prevenire la malattia. Il ruolo della scienza che per me è fondamentale ed è uno degli “ingredienti” che possono migliorare la qualità del nostro olio».
Quali sono gli altri ingredienti? Passione, emozioni che Russi sente ancora per le sue piante, che a 72 anni gli hanno permesso di fondare la sua impresa e che è di esempio per molti giovani. «Non solo», aggiunge, «è di esempio anche per gli anziani che non sono solo un peso per la società, per gli ospedali e in termini di pensioni, ma possono essere una risorsa». E lui ne è una dimostrazione tangibile.
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