Il peso delle tasse sulle famiglie, un carico da 20mila euro l’anno

Dalle trattenute in busta paga come l’Irpef fino alle imposte “nascoste” (Iva, accise e contributi). La ricerca della Cgia: «Milioni di lavoratori dipendenti non hanno contezza di quanto pagano»
L’AQUILA. Una famiglia media abruzzese, quest’anno, pagherà circa 20.592 euro di tasse. Considerando le imposte trattenute alla fonte – ritenute Irpef, contributi previdenziali e addizionali Irpef – il gettito ammonta a 13.030 euro, ovvero il 63,3% del totale. Aggiungendo le tasse “nascoste” come Iva sugli acquisti, accise, contributo al Servizio sanitario nazionale incluso nella Rc auto, canone Rai, lo Stato incassa altri 6.676 euro, pari al 32,4% del totale. Pertanto, l’ammontare complessivo di quanto versato all’erario raggiunge i 19.706 euro, cioè il 95,7% del prelievo globale. La famiglia in esame è tenuta a pagare direttamente, e in maniera consapevole, soltanto 887 euro l’anno (bollo auto e Tari): una cifra che incide in modo trascurabile sul totale delle tasse sborsate, appena il 4,3%.
I dati arrivano dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha calcolato quanto pesano, complessivamente, le tasse nel 2026 su una famiglia “tipo”: una coppia di lavoratori dipendenti con un figlio a carico. Il conto totale ammonta a 20.592 euro. Nella quasi totalità dei casi, per la precisione nel 95,7% le famiglie dei lavoratori dipendenti pagano tasse e contributi senza nemmeno rendersene conto: vengono, infatti, trattenuti automaticamente dalla busta paga o sono già inclusi nel prezzo di ciò che acquistano ogni giorno. Per quanto riguarda i contribuenti abruzzesi, nel 2024, a Chieti sono in totale 275.483 di cui 147.259 lavoratori dipendenti, 99.184 pensionati, 10.603 lavoratori autonomi e 8.052 con reddito di partecipazione.
A Pescara i contribuenti sono 227.047: 123.480 dipendenti, 75.553 pensionati, 9.746 autonomi e 8.467 con reddito di partecipazione. A Teramo scendono a 226.199 di cui 128.652 dipendenti, 77.644 pensionati, 9.199 lavoratori autonomi e 8.529 con reddito di partecipazione. Ultima, nella classifica regionale, L’Aquila con 212.906 contribuenti: 114.882 lavoratori dipendenti, 76.632 pensionati, 7.883 autonomi e 7.045 con reddito di partecipazione. Con questa elaborazione, la Cgia mette in luce una differenza di fondo: il prelievo tramite sostituto d’imposta rende il rapporto tra fisco e lavoratori dipendenti, per la maggior parte del dovuto, quasi “invisibile”, mentre gli autonomi sono costretti a versare consapevolmente buona parte del carico fiscale.
«Non stupisce, quindi», evidenzia la Cgia, «che tra le partite Iva ci sia un’insofferenza verso le tasse ben più marcata rispetto a quella dei dipendenti, che in talune circostanze induce alcune categorie a praticare forme di sotto-dichiarazione molto diffuse. Milioni di lavoratori dipendenti non hanno contezza di quante tasse pagano per come è costruito il sistema fiscale. Il meccanismo del sostituto d'imposta anestetizza la consapevolezza fiscale: lo Stato incassa, il datore di lavoro trattiene e il dipendente non vede mai concretamente un euro delle proprie tasse. Il lavoratore autonomo, invece, versando di persona imposte e contributi, percepisce direttamente il peso fiscale. Tuttavia, pur “sentendo” maggiormente il carico tributario, spesso anche le partite Iva non hanno chiara la cifra esatta di tasse che versano ogni anno».
Il motivo, spiega la Cgia, è il sistema di liquidazione dell’Irpef: oltre al saldo dell’anno precedente, richiede un acconto del 100 per cento per l’anno in corso, rendendolo poco trasparente e penalizzante in caso di incrementi di reddito. In Italia i contribuenti Irpef sono 42,8 milioni, di cui 24,1 milioni lavoratori dipendenti, 14,5 milioni sono pensionati, 1,6 milioni lavoratori autonomi 5 e altri 1,6 milioni sono percettori di altri redditi (affitti, terreni, buoni del tesoro). Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per conto di altri enti hanno recuperato dalla lotta all’evasione fiscale 36,2 miliardi di euro; una cifra che costituisce un record assoluto. Tra il 2022 e il 2025 il recupero delle tasse non versate è aumentato di quasi il 44%.
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