Il primo aprì all’Aquila ma fu una battaglia

5 Giugno 2015

L'AQUILA. Quando nell'ottobre del 2013 aprì il primo temporary store in via Saragat, alla periferia ovest della città e a poca distanza dall'unico centro commerciale, L'Aquilone, la reazione del...

L'AQUILA. Quando nell'ottobre del 2013 aprì il primo temporary store in via Saragat, alla periferia ovest della città e a poca distanza dall'unico centro commerciale, L'Aquilone, la reazione del mondo dei commercianti e di qualche cittadino fu a dir poco sospettoso. I primi a tuonare contro gli "impostori" furono i negozianti storici, quelli sulla piazza aquilana da generazioni, ma anche le associazioni di categoria non ci andarono tanto leggere. La Confcommercio scrisse una lettera alle istituzioni, in cui esprimeva timore sulla completezza delle autorizzazioni del temporary store e lanciava un appello affinché non venisse infranto «il criterio della leale concorrenza come valore comune». «A tutela delle leggi che regolano le attività commerciali», si leggeva nella lettera, «richiediamo un intervento dell’amministrazione comunale e delle competenti autorità di vigilanza allo scopo di impedire che sia infranto il criterio della leale concorrenza».

Il "Mega temporary outlet", aperto da un'imprenditrice di Giulianova, invece, andò a gonfie vele e nella piena legalità. Nei sei mesi di attività, il suo negozio temporaneo riuscì a fare ottimi affari pure in una città piccola in cerca di se stessa dopo il sisma come L'Aquila.

Il negozio, di poco meno di 250 metri quadrati, il limite massimo per poter aprire registrandosi all'ufficio Suap del Comune come "negozio di vicinato", vendeva abbigliamento delle maggiori marche italiane di qualche collezione passata, scontato al 50%.

«Le vendite andavano bene», racconta la giovane responsabile del negozio di via Saragat, che vuole restare anonima, «tante le firme prestigiose vendute a basso prezzo, come Tommy, Converse, Pepejeans. I titolari mi dissero che avevano avuto il permesso per sei mesi di attività, e allo scadere hanno chiuso e sono andati via», aggiunge la commessa. E poi? Poi è subentrata una nuova società, che nell'aprile 2014 ha trasformato il temporary store in un outlet normale mantenendo il nome. Per scaramanzia. (m.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA