Il superteste contro D’Alfonso non si presenta in tribunale

PESCARA. Con le sue dichiarazioni diede il via nel 2008 all’inchiesta dei Forestali sulla realizzazione della strada statale 81, nota come Mare-Monti, e fece scattare arresti e sequestri. Ieri, però,...
PESCARA. Con le sue dichiarazioni diede il via nel 2008 all’inchiesta dei Forestali sulla realizzazione della strada statale 81, nota come Mare-Monti, e fece scattare arresti e sequestri. Ieri, però, il supertestimone, il tecnico Giuseppe Cantagallo, ha inviato un certificato medico e non si è presentato in aula davanti ai giudici del Tribunale collegiale di Pescara. Un colpo di scena sul procedimento, che resta in piedi relativamente ai presunti illeciti amministrativi e riguarda quindi soltanto le società coinvolte. Gli undici imputati, tra cui Luciano D’Alfonso, nelle vesti di ex presidente della Provincia di Pescara, gli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto, sono infatti tutti usciti di scena un anno fa perché sono stati prosciolti per intervenuta prescrizione. In realtà, l’attendibilità di Cantagallo è stata già messa a dura prova da un presunto tentativo di estorsione indirizzato al governatore D’Alfonso.
Un tentativo che si sarebbe consumato con una mail che lo scorso 16 novembre, cinque giorni prima di comparire in Tribunale, Cantagallo ha scritto a D’Alfonso: «Credo che sia arrivato il momento di mettere da parte i vecchi rancori. Ragion per cui», scrive il tecnico al governatore, «avendo ricevuto l’avviso di comparizione in Tribunale, se tu vuoi che non venga penso che sia arrivato il momento che tu mi liquidi la somma di euro 130mila sul conto che ti indico». Una vicenda che rischia di compromettere il teorema accusatorio del processo sulla strada fantasma.
Accuse, comunque, ormai del tutto irrilevanti considerato il proscioglimento di tutti gli imputati per intervenuta prescrizione. C’è, però, anche da rimarcare che i legali di D’Alfonso e di Toto hanno impugnato la sentenza di prescrizione sostenendo che, essendo evidente la prova dell’innocenza, la formula assolutoria nel merito doveva prevalere sulla prescrizione.
L’udienza di ieri ha fatto registrare anche il rigetto da parte del Tribunale della questione di legittimità costituzionale sollevata dalle difese, che sulla base di argomentazioni di natura giuridica chiedevano l’estinzione del procedimento relativo all’accertamento degli illeciti amministrativi.
A seguire sono stati ascoltati i testimoni, tra cui l’ingegnere Vincenzo Consalvo, un ex dipendente della Toto, che, sollecitato dal pm Paolo Pompa e poi dal giudice a latere, ha parlato di una telefonata del 9 luglio 2009 intercorsa con Cesare Ramadori, del cda della Toto Spa.
«Il presidente Ramadori», ha sostenuto Consalvo, «mi disse che sul pc che mi era stato messo a disposizione c’erano cose strane. Mi chiese di liberarmi del pc ed io lo feci. Per me è stata una cosa sciocca, perché ho perso molti dati. Per lui c’erano cose strane, ma non per me». Sul banco dei testimoni è salito anche Raniero Fabrizi, all’epoca dirigente del Provveditorato alle opere pubbliche di Roma, il quale ha disconosciuto la propria firma su alcuni avvisi di fatture, con l’ingegnere Paolo Cuccioletta, della società Archingroup, e il geometra Aurelio Di Renzo. L’ultimo teste è stato l’ingegnere Dino Centorame, all’epoca responsabile delle adduttrici dell’Aca. Si torna in aula il 24 settembre per l’audizione di altri testimoni e, salvo ulteriori impedimenti, di Cantagallo.
Marianna Ventura

