Il Turchino pronto per l’estate?

5 Febbraio 2015

Dissequestrati i documenti necessari per iniziare la ricostruzione: tagliate le acacie, manca lo sponsor

SAN VITO CHIETINO. La Procura di Lanciano ha dissequestrato la documentazione sulla ricostruzione del Trabocco Turchino, crollato in seguito alle mareggiate il 26 luglio scorso. Ora il Comune può procedere con l’affidamento dei lavori e iniziare quindi a mettere su, legno dopo legno, quella “strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e di travi, simili ad un ragno colossale” descritta da Ganriele D’Annunzio nel Trionfo della Morte. Ricostruzione che secondo i calcoli del Comune costerà tra 150 e 180mila euro.

Necessari per avviare i lavori sono gli atti, delibere, documenti, carteggi appena restituiti, che erano stati portati via dall’ufficio tecnico del Comune dai carabinieri della Procura di Lanciano su disposizione del procuratore capo Francesco Menditto il 18 dicembre scorso. Giorno in cui venne stato anche notificato al sindaco Rocco Catenaro l’avviso di garanzia per il crollo del trabocco: per un presunto reato ambientale, legato alla distruzione o alterazione di bellezze naturali soggetti a speciale protezione, oltre al presunto reato dell’obbligo giuridico di impedire l’evento, equivalente ad averlo cagionato in presenza di eventuali omissioni.

Altri atti erano stati già acquisiti ad agosto dalla Capitaneria di porto di Ortona e riguardavano sia gli interventi di restauro effettuati nel 2004 dalla giunta di Teresa Giannantonio, sia l'attuale progetto di totale rifacimento del trabocco voluto da Catenaro.

I documenti sono necessari per ricostruire la storia della macchina da pesca nata con la famiglia Di Cintio nell'800, più volte riscostruita e venduta negli anni ’80 al Comune per un milione di lire. Lo stesso Comune poi, per 20 anni, la fece accudire dal traboccante Franco Cicchetti, che, con Antonio Verì, ne curò la ricostruzione nel 1987 e contribuì al restauro del 2004.

Ma, da allora, da 10 anni, la struttura si deteriorò senza che nessuno più la curasse. Anche questa fase, cioè la mancata manutenzione, è sotto la lente di ingrandimento della Procura come possibile concausa del crollo del trabocco.

I LAVORI. Il dissequestro degli atti è necessario dunque per affidare i lavori subito evitando così di perdere i finanziamenti regionali , 75mila euro quali fondi europei per la pesca. L’altra parte dei fondi, altri 75mila euro dovrà essere reperita dal Comune attraverso un mutuo.

«Ora con i documenti possiamo affidare il cantiere», spiega il sindaco Catenaro, «dobbiamo rifare il bando perchè precedentemente era stata incaricata una ditta per la ristrutturazione del Turchino, invece ora si tratta di ricostruzione, di un progetto nuovo approvato ad ottobre. Abbiamo provveduto nei giorni scorsi al taglio dei tronchi di acacia necessari alla ricostruzione del Turchino, riuscendo a superare ostacoli burocratici non indifferenti. Non ci resta che avviare i lavori al più presto».

Ci sono quindi parte dei soldi e le acacie, per il cui taglio San Vito ha pagato 5mila500 euro. Il Comune di Lanciano ad agosto si era offerto di donare gli alberi, ma l’amministrazione Catenaro li aveva sdegnosamente rifiutati.

Così a gennaio, mese in cui andava fatto il taglio per aver un legno migliore, mentre il Comune di Lanciano ha regalato acacie ai cittadini che andavano a tagliarle perché non aveva il personale per farlo, il Comune di San Vito ha pagato 15.500 euro ad una ditta del posto che ha provveduto al taglio di 90 “acacie autoctone”.

Ad ogni modo ora bisogna procedere con i lavori, visto che l’estate non è così lontana, e trovare gli sponsor che aiutino il Comune nella ricostruzione. «Molti parlano del Turchino, del simbolo della costa dei trabocchi», attacca l’assessore al turismo Luigi Comini, «ma ai due bandi fatti dal Comune per la sponsorizzazione nessuno si è fatto avanti».

Così mentre ci si barcamena tra atti, inchieste, progetti, bandi e la ricerca di fondi, il Turchino attende la ricostruzione con i pochi piloni rimasti aggrappati agli scogli e i resti della passerella traballante.

Teresa Di Rocco

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