In famiglia tutti donatori «Così ci sentiamo più utili»
L’esempio di generosità di Antonio, Giuliana e Mauro Marinetti di Trasacco «Il prelievo fino a quattro volte l’anno, a fare del bene non ci si rimette mai»
TRASACCO. Quando in paese si sparse la voce che una persona aveva urgente bisogno di sangue, Antonio Marinetti, all'epoca 25enne, non ci pensò due volte. Cercò insistentemente il presidente dell'Avis locale, Antonio Montanaro, che è poi lo stesso anche oggi, per sapere che cosa doveva fare. Da allora sono passati quasi 30 anni e l'entusiasmo di aiutare chi ha bisogno di sangue, anche senza conoscerne il volto e il nome, per il signor Marinetti, dipendente della cartiera Burgo di Avezzano, non si è mai attenuato.
Fa parte del suo sentirsi uomo appartenente a un'intera umanità, ad abbattere il senso di solitudine, a sentire la propria vita utile per quella altrui, un gesto che va oltre il semplice donare mezzo litro di sangue, e che è, invece, «come rinascere», dice: «Era il 1988 quando ho donato per la prima volta. Ora dono sangue due o tre volte all'anno, e non mi sono mai fermato, anzi ho trascinato con me buona parte della famiglia».
La famiglia Marinetti è un esempio della generosità contagiosa del mondo dei donatori di sangue, quella comunità di persone normali, con una vita normale, che mette in conto qualche volta all'anno di fare un gesto piccolo piccolo in grado di salvare vite umane, gratuitamente: nessuno ti paga e nessuno pretende il pagamento, fai del bene senza che nessuno te lo chieda.
E così, mentre a Orlando, in Florida, con decine di vittime dell'attentato alla discoteca gay in ospedale in attesa di trasfusione, la "Food and drug administration" dice che se hai avuto rapporti con qualcuno del tuo stesso sesso la tua donazione non è ben accetta, in Italia si sta riorganizzando la rete trasfusionale regionale alla luce delle nuove normative europee.
Si dona un po' meno nel nostro Paese e in Abruzzo, dopo una continua crescita dagli anni Ottanta, quando anche nelle aziende nascevano gruppi di donatori (uomini per lo più), che si passavano con il passaparola la notizia di emergenze nazionali per le quali occorreva sangue. Come succedeva all'ex Italtel dell'Aquila, dove si partiva due volte all'anno per aiutare i bambini talassemici di Sassari.
»Io compio 52 anni ad agosto», racconta Marinetti, »non posso immaginare, ora, la mia vita senza questo gesto. Per me, che sono molto credente, ha un significato importante, onorevole, di profondo altruismo verso una persona che in quel momento ha bisogno di sangue per stare bene». Venti anni fa, inoltre, «esisteva il traffico illegale di sangue, l'Avis facendo squadra e crescendo in tutto il Paese è riuscito a contrastare tale anomalia».
Trasacco è una buona comunità di donatori: «Eravamo soltanto 30 nell'88, oggi siamo in 450 su 5mila abitanti, tra loro ci sono anche mia moglie Giuliana e mio figlio Mauro».
Giuliana Mosca, 53 anni, ha cominciato a donare sangue 15 anni fa e come molte donne per lei all'inizio non è stato facile. C'è sempre da valutare il peso e la corporatura oltre alla salute. Anche se pesi 50 chili donare sangue resta un sogno. «Mia moglie soffre di pressione bassa», riprende a raccontare Antonio, «e all'inizio ci furono problemi per farla donare. L'accompagnai io e dovetti insistere un po' per convincere il medico. Ci siedemmo per tutto il tempo affianco a lei: al termine, si sentì benissimo. E ora andiamo sempre insieme».
Occorre, però, rispettare "uno stile di vita corretto". Sono tre su quattro i donatori nella famiglia Marinetti, all'appello manca soltanto il più piccolo, Daniele (25) «che presto si convincerà, ne sono sicuro», commenta Antonio.
Invece papà Antonio e mamma Giuliana hanno quasi dovuto frenare l'eccessivo entusiasmo di Mauro, che sin da bambino sognava di donare. »Non vedevo l'ora di compiere 18 anni per poterlo fare», dice Mauro, dipendente della Lfoundry di Avezzano, «ma i miei genitori non volevano, dicevano che ero troppo piccolo. E così, per la prima donazione, ho atteso i 20 anni». Oggi Mauro, che di anni ne ha 31, conta 18 donazioni nel suo tesserino Avis: «Vado al centro trasfusionale di Trasacco due, tre, quattro volte all'anno». E dopo? «Dopo mi sento bene, con me stesso, con il mio corpo e con il mondo. Donare sangue è un gesto che ti riempie di orgoglio perché aiuti gli altri spontaneamente. Consiglio a tutti di provarci almeno una volta nella vita: a fare del bene non ci si rimette mai».
Marianna Gianforte
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