Indennità da restituire I giudici non fanno sconti

Ecco l’atto che ha dato il via al recupero delle somme da parte della Regione Ma i medici messi in mora non ci stanno: l’8 giugno riparte la loro battaglia
PESCARA . Un’iniziativa per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione in cui versano i medici di continuità assistenziale, ai quali non solo è stata sospesa l’indennità di rischio, ma sono state richieste le somme percepite a tale titolo nel corso degli anni. Somme, che in qualche caso raggiungono anche i 70mila euro da restituire in 4 anni, a fronte di stipendi mensili che mediamente si aggirano sui 1600 euro.
Il prossimo 8 giugno i medici terranno una conferenza stampa nei pressi del palazzo della Regione, in Viale Bovio, alla quale parteciperà il consigliere regionale del M5s Domenico Pettinari.
LA CORTE DEI CONTI. Risale al 2017 il decreto con il quale la Procura regionale della Corte di conti, chiede «documenti e informazioni» alla Regione. «Visti gli atti del procedimento riguardante la segnalazione di un danno erariale a carico del bilancio della Regione», scrive il procuratore Maurizio Stanco, «atteso che la Regione il 27 luglio 2017 ha rappresentato l’avvio delle procedure per il recupero dell’indebito, dispongo che la Regione dia notizie aggiornate». Il procuratore ha assegnato un termine di «trenta giorni per il riscontro», ma il procedimento è tuttora in corso.
L’AVVOCATURA. Investita della questione, l’avvocatura regionale rilascia un parere legale all’assessore Silvio Paolucci. «Allo stato dell’arte», scrive l’avvocato Stefania Valeri, «a stima di chi scrive l’unica strada percorribile per porre una soluzione alla specifica problematica, scongiurando una condanna per danno erariale, risulta la già suggerita rateizzazione nelle procedure di recupero, fatte salve eventuali nuove iniziative sul piano legislativo o contrattuale per tutelare la condizione dei medici dei territori montani e delle aree svantaggiate». In un altro parere, rilasciato in precedenza, l’avvocato regionale sottolinea che «appare di tutta evidenza come la giurisprudenza coralmente affermi che le somme indebitamente percepite dal pubblico dipendente vadano recuperate, pena l’esposizione a responsabilità personale per danno erariale».
I MEDICI. Nel frattempo, molti medici della continuità assistenziale, dopo aver subito il taglio delle indennità, hanno ricevuto lettere attraverso le quali si chiede loro di restituire le somme già percepite nel corso degli anni «in virtù di accordi collettivi», hanno sempre sottolineato i diretti interessati. Ai quali, di recente, come accaduto per la Asl di Lanciano-Vasto-Chieti, è stato sottoposto un nuovo accordo attuativo aziendale già siglato l’11 aprile dai rappresentanti aziendali e da alcuni dei sindacati di categoria quali Smi, Simet, Fimmg.
Assente il rappresentante Snami, che non ha firmato.
LA SICUREZZA. Un accordo al quale diversi medici di continuità assistenziale non sentono di poter aderire, in particolare per quanto riguarda il possesso di alcuni requisiti strutturali e di sicurezza all’interno delle sedi.
In sostanza, a destare perplessità è una parte dell’accordo nella quale si fa riferimento a condizioni «di particolare protezione», all’interno delle strutture dove i medici prestano servizio, in riferimento al livello di sicurezza. Condizioni in base alle quali i medici «concordano che non sono dovute le indennità di rischio».
Il fatto, sostengono i medici, che le condizioni di particolare protezione, quelle che consentirebbero di svolgere il proprio lavoro in tutta tranquillità, sono solo sulla carta, mancando il più delle volte persino gli apparecchi per la videosorveglianza dei locali e le inferriate esterne.

