Inka Zulli: che fatica convincere i ragazzi che votare serve

PESCARA. Doppia festa in programma sbato per Inka Zulli: festeggerà i suoi 29 anni e la sua elezione al consiglio comunale di Guardiagrele, nella lista del sindaco neoeletto Simone Dal Pozzo....
PESCARA. Doppia festa in programma sbato per Inka Zulli: festeggerà i suoi 29 anni e la sua elezione al consiglio comunale di Guardiagrele, nella lista del sindaco neoeletto Simone Dal Pozzo. Laureata in Economia a Pescara, Inka lavora nell’azienda di famiglia, la L&D srl. una fabbrica di abbigliamento da lavoro fondata nel 1990. Domenica è stata anche la più votata della sua lista con 394 voti.
Inka Zulli, un risultato niente male per una matricola. Da dove le viene la passione per la politica?
«Di base l’ho assorbita dalla famiglia, ma la passione vera e propria è arrivata con Antonio Di Pietro. Da giovanissima mi sono innamorata di lui politicamente e ho fatto attività con l’Italia dei Valori fino a diventare coordinatrice regionale dei giovani Idv. Poi col partito è finita quando Di Pietro è uscito».
E adesso il salto elettorale con Dal Pozzo.
«A 18 anni ho iniziato a votare e per forza di cose ho dovuto decidere da quale lato stare. La candidatura? Beh, mi sono sempre interessata ai problemi del mio comune. Sono stata in vasi comitati: quello contro la centrale a biomasse, quello per il problema idrico e la mancanza di acqua. Probabilmente le persone hanno riconosciuto questo mio lavoro e mi hanno votato».
Si è presentata con lo slogan “cambiamo la politica”.
«Per forza, quando vedi le tante cose che non vanno... Io dico che dobbiamo ripartire dal lavoro. Io sono fortunata perché i miei genitori hanno aperto un’azienda tanti anni fa che continua ad andare avanti. Se non ci fossero stati loro il mio futuro sarebbe stato altrove».
Come molti ragazzi in Abruzzo e non solo.
«La maggior parte dei miei amici è andata fuori. Ma io questa cosa la trovo assurda. Abbiamo la possibilità di fare qualsiasi cosa, siamo al centro dell’Italia in una posizione invidiabile. Abbiamo tutto, dobbiamo solo sapere da dove cominciare».
Lei viene da una famiglia di imprenditori, ma il 23 maggio era a Lanciano a manifestare contro Ombrina.
«Lo spirito ambientalista mi ha sempre guidata. Ricordo che quando volevano costruire la centrale a biomasse venivano qui a dirci che avrebbero creato posti di lavoro, ma non dicevano che avrebbero rovinato l’ambiente e la salute delle persone. Per me è sempre più forte il discorso ambientale: non dobbiamo per forza trivellare il mare per creare lavoro. Il turismo per esempio ci può dare tanto. Come dice un ragazzo della mia lista: in Abruzzo sciamo con il mare davanti; nel mondo ci sono solo 18 posti dove si può fare».
Guardiagrele ha anche una grande tradizione di artigianato.
«È vero ma forse non ci si crede più. Non vedo ragazzi della mia età portare avanti questa tradizione».
Si è data una spiegazione?
«Non so cos’è cambiato: ci sentiamo tutti un po’ grandi manager, non crediamo più nel piccolo. Invece si deve tornare a credere in quello che abbiamo».
Torniamo al discorso del cambiamento in politica...
«Di base la politica si cambia con il coinvolgimento. Girando per le contrade ho visto che non c’era molto interesse per la politica, ma in ogni contrada c’è un’associazione che fa qualcosa. Per esempio a San Domenico hanno aperto un mutuo per aggiustarsi la piazza e si è creato un varco tra la contrada e l’amministrazione...»
È un bell’esempio di democrazia partecipativa.
«Sì e in un piccolo paese si può fare».
Com’è successo con il vostro ospedale?
«Sono orgogliosa di essere stata al fianco di Simone che è l’unico che ha fatto qualcosa per tenerlo aperto».
Cosa direbbe a un giovane che domenica non è andato a votare per convincerlo a partecipare al voto?
«Eh, questo è stato il centro della mia battaglia: convincere i ragazzi a riprendere possesso del loro diritto di voto. Io penso che sia fondamentale scegliere i propri rappresentanti; ricordiamoci che è un diritto conquistato con il sangue. Io cerco di spiegare tutto questo e che il paese non è di chi amministra, ma di tutti».
I ragazzi come reagiscono?
«Siamo riusciti a fare diversi incontri con diciottenni al loro primo voto. Inizialmente ho visto ce non c’era molto interesse, come se la cosa non gli appartenesse, identificano la politica locale con una realtà più ampia, nazionale. Ma quando li coinvolgi cambia tutto. Se capiscono che possono far parte di un sistema e lavorare per cambiare le cose si entusiasmano».
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