L’Abruzzo sta invecchiando: uno su 4 ha più di 64 anni Ora la sfida è fermare il tempo

22 Febbraio 2024

Sempre più anziani e sempre meno giovani ed è allarme per i costi sociali All’ateneo di Chieti si studiano i benefìci dell’allenamento sull’età e sulla salute

CHIETI. L’Abruzzo invecchia sempre di più: un abruzzese su 4 ha più di 64 anni, quasi uno su 10 è un ottantenne. E le previsioni per i prossimi 10-15 anni tracciano un quadro in peggioramento: sempre più anziani e sempre meno giovani. Con un allarme per i costi sociali. Ma si può rallentare il tempo? Si può combattere l’invecchiamento? Si può restare per sempre giovani? Sono queste le domande al centro di un’altra puntata di “31 minuti”, settimanale di approfondimento giornalistico di Rete8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle ore 23.30 per la regia di Antonio D’Ottavio e le riprese di Luigi Cinquino. Ora, la sfida che si combatte nei laboratori del dipartimento di Medicina e Scienze dell’invecchiamento dell’università d’Annunzio di Chieti è fermare il tempo.
AVANTI VELOCE Secondo un’indagine del Cresa, curata da Alberto Bazzucchi e Matilde Fiocco, l’Abruzzo sta invecchiando e questo processo non si può fermare: è una tendenza definita «sempre più inesorabile». Anzi, nel 2035, sarà peggio e, se non ci fossero gli stranieri – 80.963 in tutta la regione, pari al 6,4%, spesso giovani – a frenare la corsa della statistica, il quadro delle percentuali sarebbe ancora più grave. Il rapporto parla di un processo di invecchiamento particolarmente «veloce»: a fine 2022 la popolazione regionale di circa un milione e 270mila residenti era composta per l’11,9% da giovani di età compresa tra 0 e 14 anni; per il 25,5% da individui tra 15 e 39 anni; per il 37,3% da adulti tra 40 e 64 anni; e per il 25,3% da persone di età superiore a 64 anni. Un abruzzese su quattro è statisticamente anziano. La popolazione sopra i 64 anni cresce al ritmo del 4% ogni 15 anni: all’Aquila e Chieti, gli anziani passano dal 22% del 2006 al 26% del totale nel 2022 e, a Teramo e Pescara, rispettivamente dal 20,4 e dal 21 al 24,5%.
I COMUNI PIù ANZIANI «Pesante», questo l’aggettivo usato dal Cresa per descrivere la crescita dell’incidenza dei residenti con 80 anni e più sul totale della popolazione regionale che sale dal 5,3% del 2002 all’8,1% del 2022. La lettura del Cresa è impietosa: «Gli indici di vecchiaia e di dipendenza e l’età media registrano un peggioramento della situazione con un aggravio del carico sociale ed economico riconducibile all’aumento degli anziani e alla diminuzione dei giovani». Ormai, nei piccoli paesi d’Abruzzo gli anziani sono il partito di maggioranza: i comuni con l’indice di vecchiaia più alto sono San Benedetto in Perillis, Bisegna e Ortona dei Marsi nell’Aquilano, Colledimacine in provincia di Chieti e Pietracamela e Fano Adriano a Teramo. Per l’invecchiamento della popolazione, l’Abruzzo, che fa da cerniera tra nord e sud, somiglia più al sud: l’Istat stima che, intorno al 2035, l’età media meridionale sarà maggiore di quella centro-settentrionale. Di conseguenza, il Mezzogiorno vedrà precipitare la popolazione in età attiva. «E all’aumentare della popolazione anziana», prevede il Cresa, «aumenterà anche la domanda di servizi sanitari di assistenza e cura la cui offerta, già allo stato attuale nel Meridione, appare insufficiente e inadeguata ed è destinata a peggiorare al diminuire del gettito fiscale che la finanzia». Non è questione di rughe, ma di costi sociali: significa che non basta più un filtro per ringiovanire come quelli su TikTok.
A CACCIA DELL’ELISIR E allora cosa si può fare per attenuare gli effetti dell’invecchiamento? «L’attività fisica, se ben pesata, è in grado di prevenire e rallentare l’evoluzione delle malattie croniche non trasmissibili come diabete, ictus, infarto, malattie neurodegenerative e il cancro alla mammella: si può dire che un’attività fisica ben calibrata sul singolo individuo sia un elisir di buona vita», dice Angela Di Baldassarre, presidente del corso di laurea in Scienze delle attività motorie all’università d’Annunzio. Nei laboratori dell’ateneo, si studia anche come i meccanismi molecolari dell’allenamento influenzano il processo della vecchiaia. Con una premessa che mette i sedentari con le spalle al muro: «Il fisico di una persona di trent’anni non allenata è simile al fisico di una persona di cinquant’anni allenata», dice Di Baldassarre, «la vita biologica cambia da soggetto a soggetto e non è soltanto per il nostro patrimonio genetico ma per gli stili di vita che adottiamo. L’invecchiamento è un fattore fisiologico però si può invecchiare in tanti modi». E la prof sottolinea che, oltre all’alimentazione sana e allo sport, bisognerebbe stare lontani dallo stress: «Lo stress genera cortisolo e il cortisolo va combattuto», dice la prof, «perché produce uno stato di infiammazione cronica. E con l’allenamento è possibile evitare il cortisolo». Del binomio allenamento e salute parla anche il ricercatore Andrea Di Blasio.
CAMPIONESSA A 75 ANNI Se è davvero così non dovrebbe esserci cortisolo nel corpo di Venere Sarra, 75 anni di Montesilvano, tesserata con la società Runners Pescara: è lei la campionessa europea di corsa. Ha scoperto lo sport una volta andata in pensione e ora lo pratica tutti i giorni che può. E adesso? «Non voglio fermarmi».
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