L’Abruzzo vanta il record Ha 19mila volatili d’acqua

Il Lago di Campotosto si rivela il regno degli uccelli, il più diffuso è la Folaga Le specie censite sono 38. L’ornitologo Artese: aumentano se la caccia è vietata
L’AQUILA. Sono oltre 19mila gli uccelli acquatici, di ben 38 specie diverse, che hanno deciso di trascorrere l’inverno in Abruzzo. Li hanno contati a gennaio i 29 rilevatori che si sono sparsi lungo fiumi, laghi e coste della regione, armati di potenti binocoli, nell’ambito del censimento degli uccelli acquatici svernanti (Iwc, International Waterfowl Census), coordinato in Italia da Ispra, il braccio operativo scientifico del Ministero dell’Ambiente.
ACCADE DA 20 ANNI. E’ una forma di monitoraggio lanciata a livello internazionale nel 1967 e che si effettua anche in Abruzzo ormai da quasi vent’anni. Il protocollo prevede un conteggio dettagliato, specie per specie, che si attua sempre nel mese di gennaio quando il movimento migratorio è minimo e gli uccelli svernano in aree nelle quali è semplice osservarli.
TEMPI VELOCI. Il coordinatore Iwc per l’Abruzzo è l’ornitologo Carlo Artese, la cui funzione è fondamentale per l’organizzazione del censimento. Perché questa attività abbia successo è importante che si svolga in tempi ristretti e contemporaneamente per tutti i principali siti di presenza, che in Abruzzo sono 37 diffusi nell’intero territorio regionale. «Si tratta», spiega Artese, «di un’attività a base volontaria, con la partecipazione di appassionati ornitologi di associazioni come il Wwf con le sue Oasi e le sue Guardie ambientali, la Stazione Ornitologica Abruzzese, il gruppo Snowfinch dell'Aquila, personale delle Riserve Naturali Regionali e dei Parchi Nazionali. È interessante notare che da diversi anni il numero di specie rimane sostanzialmente stabile intorno alla quarantina ed è un numero importante».
FOLAGA DOCET. I risultati del censimento 2018 sono estremamente interessanti: l’uccello con abitudini acquatiche maggiormente presente in Abruzzo è la Folaga: ne sono state censite ben 5.589. Segue a ruota il Moriglione, a quota 4.291. Interessante la presenza di specie di cui è stato osservato un solo individuo: Nitticora, Marzaiola, Corriere piccolo, Gabbiano reale pontico, Piro piro piccolo e Albanella reale; del Marrangone minore (2) e di Zafferano comune, Canapiglia e Garzetta (4).
LA PIU’ RICCA. In termini assoluti il sito umido più ricco di uccelli è il lago di Campotosto, Riserva Naturale Statale di ripopolamento animale dei Carabinieri Forestali all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Qui sono stati censiti ben 10.768 individui, ma c’era da attenderselo viste le dimensioni dell’invaso. La maggiore ricchezza di specie la vanta invece l’oasi Wwf del Lago di Serranella, a quota 18, seguita a ruota proprio da Campotosto (17), da vari punti del litorale (tra 15 e 9) e dalle Sorgenti del Pescara (10).
EFFETTO DOPPIETTE. «Un dato», chiarisce Artese, «semplice da interpretare: le specie sono più numerose e il numero degli individui è maggiore là dove non sono in azione le doppiette: le aree protette e la fascia costiera, lungo la quale è anche l’intensa presenza antropica a impedire la caccia. Al contrario in tutte le aree di media collina l’attività venatoria è intensa e rappresenta un formidabile deterrente per la presenza di avifauna».
DATI PREZIOSI. «Avere un quadro sulla variazione nel tempo delle presenze», conclude l’ornitologo, «è importante per la salvaguardia dell’avifauna e per una seria programmazione nella gestione delle sempre più minacciate zone umide e costiere» (c.s.)

