L’ernia inguinale? Ora si può curare senza tagli e punti

17 Luglio 2014

La nuova tecnica laparotomica messa a punto a Pescara Basile: «Intervento di pochi minuti, nessun rischio»

PESCARA. Nasce a Pescara il nuovo metodo per la cura dell'ernia inguinale, e ce lo invidiano già dal resto del mondo. Messo a punto da Marco Basile, dirigente medico nella 1° divisione di Chirurgia dell'ospedale civile, e dalla sua équipe, permette di operare in laparoscopia in tempi brevissimi, senza dissezione e senza punti.

Dottore, che differenza c'è tra la tecnica che ha messo a punto e quelle che già esistevano?

«Ci sono varie tecniche per la cura dell’ernia inguinale mediante posizionamento di una rete per via laparoscopica, ma hanno tutte dei difetti, come la necessità di un lungo apprendistato per il chirurgo, la lunghezza della procedura, la necessità di una notevole dissezione e quindi la possibilità di danni a strutture anatomiche importanti, e poi, la necessità di fissare la rete con punti metallici o di materiale riassorbibile. Il metodo che abbiamo messo a punto non necessita di un lungo apprendistato, è veloce, 30 minuti invece che 100 per un’ernia bilaterale, e non prevede dissezione né fissaggio con punti di alcun tipo».

Quali sono le migliorie per il paziente?

«La durata dell’anestesia è notevolmente minore, a tal proposito stiamo studiando una forma di anestesia ad hoc, leggera e poco invasiva. Non esistendo alcuna dissezione non si rischiano lesioni di organi o strutture, non si applicano punti e la ripresa è quindi molto rapida»

Com'è nata l'idea e quanto studio c'è dietro?

«E' nata all’inizio del 2012, durante un turno di servizio condiviso con il compianto Giuseppe Palmerio, chirurgo della 1° Chirurgia dell’Ospedale civile. Spesso durante le lunghe ore di servizio discutevamo di come migliorare le nostre tecniche chirurgiche. Sulla base di un tipo di rete allora appena resasi disponibile per il trattamento di altri tipi di ernie, abbiamo concepito l’idea di adattare il principio alla cura laparoscopica dell’ernia inguinale. Purtroppo una terribile malattia ha privato tutti noi del collega, ma la nostra idea è rimasta, e dopo un lungo studio teorico sulle caratteristiche anatomiche e la fattibilità della procedura, ho effettuato un primo intervento nell’estate del 2012, utilizzando da un lato la tecnica laparoscopica classica e dall’altro la nuova procedura in uno stesso paziente affetto da ernia bilaterale. Il risultato è stato sorprendente: il lato trattato con tecnica laparoscopica classica ha richiesto 55 minuti, mentre dall’altro lato la procedura si è conclusa in 12 minuti con grande sorpresa di tutti. Il decorso post operatorio è stato ancora più sorprendente, dal lato operato tradizionalmente il paziente accusava fastidio, dall’altro lato assolutamente nulla!».

La notizia si è presto diffusa negli ambienti scientifici internazionali.

«Si tratta di una tecnica inventata da noi a Pescara e unica al mondo. Sulla base di questa prima esperienza, con la collaborazione di Nicola Baldassarre e Tullio Spina nel coordinamento del gruppo operatorio, e con il contributo di Franco Ciarelli che mi ha aiutato nelle procedure, abbiamo trattato altri casi e redatto una pubblicazione in inglese con dati e foto, ben presto diffusa in tutto il mondo».

Una metodologia unica che sta portando a Pescara chirurghi europei.

«Il dottor Kai Witzel, direttore del centro di Chirurgia mininvasiva di alcuni ospedali nella zona di Fulda (area di Francoforte ndr) avendo letto il lavoro scientifico, mi ha cercato ed è venuto una prima volta a trovarci nell’ottobre del 2013, per apprendere la tecnica. Entusiasta, l’ha replicata in Germania con gli stessi ottimi risultati ed è tornato di nuovo a Pescara pochi giorni fa per mettere a punto alcuni particolari tecnici e porre le basi per una diffusione comune della nuova metodologia».

Quanto conta l'innovazione in campo sanitario?

«E' fondamentale, e per noi è un onore, oltre che una responsabilità, far valere nel mondo i valori della cultura scientifica italiana».

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