L’uomo dall’andrologo? Una timidezza da superare

17 Maggio 2015

Goldoni, responsabile andrologia dell’ospedale di Pescara: «Molti problemi della sfera genitale e sessuale maschile si eviterebbero con controlli periodici»

PESCARA. Se per una donna è normale dire “vado dal ginecologo”, molti uomini guardano ancora con una certa circospezione quella branca della medicina che si occupa dell’apparato riproduttore e urogenitale maschile. Eppure l’andrologia dovrebbe essere “la migliore amica” di un uomo, visto che riguarda problematiche legate al suo benessere: embriologiche, malformative, dello sviluppo adolescenziale, della maturità e dell’evoluzione senile. I temi fondamentali della scienza andrologica sono rappresentati dalla fertilità e dalla funzione erettile, e forse è proprio la particolare riservatezza di alcuni problemi andrologici, più di altri connessi con la vita sessuale, ad ostacolare il paziente nella doverosa ricerca di spiegazioni e di soluzioni mediche. Tutti temi che approfondiamo con Stefano Goldoni, responsabile dell’unità operativa di Andrologia, nel reparto di Urologia dell’ospedale civile di Pescara.

Dottor Goldoni, quali sono le patologie più comuni legate alla sfera maschile e quali le forme di prevenzione?

«Dipende dalle fasce di età. Nel giovane la cosa più importante è diagnosticare patologie congenite che possono essere state trascurate o non viste dal pediatra, prima tra tutte il testicolo ritenuto, la fimosi (mancato scoprimento del glande in erezione, ndr), il varicocele che si manifesta generalmente nella pubertà ma che può essere presente anche prima, ed è la prima causa di infertilità maschile. La Società italiana di andrologia consiglia come controlli di base una visita a 13 anni, anche per verificare che sia iniziato lo sviluppo puberale, perché se questo non avviene dobbiamo diagnosticarlo precocemente, in modo da intervenire e far fare uno sviluppo normale attraverso le terapie. La seconda visita andrologica di screening deve avvenire a 18 anni, al termine dello sviluppo puberale, per verificare che l’apparato genitale si sia sviluppato normalmente e sia idoneo ad un’attività sessuale normale».

E per quanto riguarda gli adulti?

«Nella fascia di età dai 20 ai 40 anni non si effettuano controlli standard. Quello che consiglio è l’autopalpazione, perché il tumore del testicolo ha una fascia di rischio proprio tra i 20 e i 40 anni, e con un’accurata autopalpazione ci si può accorgere di un aumento di volume o di consistenza del testicolo stesso. Per quanto riguarda il tumore della prostata, i controlli standard iniziano a 50 anni e si ripetono ogni due anni. Ma se si ha una familiarità con questa malattia si comincia dai 40, con un’esplorazione rettale e le analisi del sangue, per valutare i valori di Psa. Inutile invece l’ecografia, perché il tumore della prostata in fase iniziale non è visibile ecograficamente. Poi sarà l’andrologo a consigliare i successivi controlli».

Che tipo di prevenzione si può mettere in atto?

«Lo stile di vita corretto previene quasi tutte le patologie andrologiche, a parte il tumore del testicolo che ha una predisposizione genetica. Tutto quello che causa un danno vascolare, causa spesso anche un danno andrologico, e i nemici da combattere sono gli stessi: obesità, fumo, droghe, abuso di alcol, eccesso di grassi animali nell’alimentazione. Per contro, è importante un consumo abbondante di frutta e verdura e un’attività sportiva leggera di tipo aerobico. Sono consigli utili per proteggere erezione e fertilità, così come cuore e arterie».

Quando si può parlare di infertilità maschile?

«Consideriamo l’infertilità di coppia quando dopo 12 mesi di rapporti non protetti non arriva la gravidanza. In quel caso, nel maschio facciamo la valutazione del liquido seminale ed eventualmente una visita andrologica. Dopodiché affidiamo la donna al ginecologo per i controlli. Circa la metà delle volte è l’uomo ad essere responsabile dell’infertilità della coppia. Si tratta di un problema in enorme crescita nei paesi industrializzati, per due motivi: la prima è che si è spostata in avanti l’età di procreazione di entrambi i partner, la seconda è che nei paesi occidentali la fertilità maschile si sta drammaticamente riducendo in assenza di particolari patologie».

Perché?

«Tra le ipotesi sulle cause c’è sicuramente lo stile di vita occidentale, e quindi le sostanze tossiche nella nostra alimentazione, come gli estrogeni nelle carni, ma anche gli ftalati, ovvero quelle sostanze rilasciate dalle plastiche lasciate al sole, come nel caso delle bottiglie d’acqua. E ancora, le radiazioni elettromagnetiche. Il testicolo è estremamente sensibile a tutti questi eventi».

Tra le cause di infertilità c’è anche il consumo di fumo e marijuana?

«Lo stress ossidativo, dovuto a fattori ambientali esterni come il fumo, riduce la motilità degli spermatozoi e la loro qualità. Per chiarezza: il fumo di una sigaretta riduce il flusso sanguigno al pene del 20 per cento. Anche la marijuana ha effetti devastanti sulla sfera sessuale. Agisce attraverso il sistema endocrino, cioè a livello cerebrale sull’asse ipotalamo-ipofisario, riducendo la concentrazione degli ormoni che fanno funzionare il testicolo. Con l’uso di marijuana si blocca la produzione di ormoni, e questo ha effetti negativi sulla fertilità e sull’erezione».

Quali sono le cause della disfunzione erettile?

«Si tratta di una patologia molto diffusa, le cui cause nei giovani sono prevalentemente psicologiche, anche se c’è una percentuale del 20% che ha un problema di carattere organico. In ogni caso, va fatta una diagnosi e va aiutato il ragazzo. Nell’uomo maturo invece, la causa è spesso un abbassamento del testosterone. Esiste un’andropausa maschile, più leggera di quella femminile e più frequente nell’obeso. Concorrono anche cause vascolari, ipertensione, obesità, ipercolesterolemia, diabete e fumo. Ci sono poi le ripercussioni psicologiche che, se da una parte rappresentano una conseguenza del deficit erettile perché il paziente affronta il rapporto sessuale con stress e tensione, dall’altra ne diventano causa. Per un approccio terapeutico corretto è fondamentale la diagnosi causale».

Ci sono casi di impotenza che non rispondono alla terapia farmacologica, come si trattano?

«Con la chirurgia. Si ricorre all’impianto di protesi peniene idrauliche che utilizziamo in pazienti con una disfunzione erettile grave, che non può essere trattata in altro modo. E’ un intervento mini invasivo, fondamentale per la qualità della vita dei pazienti che, ad esempio, hanno perso la funzionalità erettile a seguito di tumori o diabete mellito. Il livello di soddisfazione di pazienti e partner dopo l’operazione è superiore al 90%. Il nostro, è un centro di eccellenza nazionale, al quale afferiscono molti pazienti anche da fuori regione».

Gli uomini sono restii a chiedere aiuto al medico per questo tipo di patologie.

«Rivolgersi ad un andrologo è un gesto importante per la propria salute e non toglie niente alla propria mascolinità. La salute urogenitale è un portale di accesso che consente la diagnosi precoce anche di malattie cardiovascolari».

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