La Fattoria sociale dove la disabilità diventa una risorsa

16 Maggio 2016

A Castelnuovo spazio di 17 ettari e anziani che fanno da tutor «Per questi ragazzi tanti benefici nel contatto con la natura»

CASTELNUOVO VOMANO. Nasce in provincia di Teramo una nuova Fattoria sociale, un progetto in cui gruppi di ragazzi con disabilità apprenderanno da agricoltori in pensione tecniche e pratiche per coltivare un terreno. Si tratta della Fattoria sociale Villa Irelli, a Castelnuovo Vomano, che metterà a disposizione i suoi 17 ettari di terra in un'iniziativa che coinvolge anche la Cia e l'Associazione Italiana persone Down di Teramo.

Ieri si è svolto il primo incontro di presentazione del progetto a cui hanno preso parte autorità civili e politiche.

«Faccio l’agricoltore quasi a tempo pieno, quando non mi occupo di disabilità», racconta Marco De Sanctis, titolare della Fattoria Sociale Villa Irelli, nonchè direttore e vicepresidente dell'associazione "Opera Sante De Sanctis" onlus, con sede a Roma: «Ho voluto unire questi due ambiti, perché il ragazzo disabile nella natura e nel mondo agricolo, rinasce. Il progetto preliminare consiste nel mettere a disposizione una parte dei terreni attorno all’agriturismo per iniziare degli orti, ma l’idea coinvolge anche gli anziani, che faranno da tutor ai ragazzi disabili insegnando loro quest’arte antica. Inizieremo dagli orti, da qui alla prossima settimana, per poi passare a progetti che possono svilupparsi con la lavorazione dei formaggi, oppure con gli animali da cortile. Un domani potremmo anche far diventare questo prodotto un sostentamento per l'attività».

De Sanctis, con ascendenze umbre e abruzzesi, vive in Abruzzo da oltre vent'anni, spiega che si tratta di un progetto nuovo per la regione, dove sono presenti non più di quattro o cinque fattorie sociali registrate all'albo istituito nel 2013, mentre diverse esperienze di questo genere sono attive nel Nord Italia e anche ben avviate.

«In provincia di Teramo dovrebbe essere la seconda Fattoria sociale. I numeri in Abruzzo sono ancora limitati», commenta Roberto Battaglia, presidente di Cia L'Aquila Teramo, «perché è vero che la funzionalità delle fattorie sociali in agricoltura è stata riconosciuta già da qualche anno, ma per cambiare le cose bisogna modificare la mentalità e creare i presupposti. L’inizio è difficoltoso, soprattutto per realizzare quelle sinergie di cui hanno bisogno queste iniziative per andare avanti. Da parte nostra, cerchiamo di mettere il sostegno della nostra associazione di pensionati, persone che possono dare tanto e avere una valenza davvero attiva all’interno di questo progetto».

A spiegare l'importanza di questa esperienza per i giovani diversamente abili é Annamaria Ponziani, presidente dell'Associazione Persone Down di Teramo: «Si inizierà a piccoli passi, con i ragazzi che non vanno più a scuola, perché, passato il periodo della scolarizzazione, purtroppo si rischia che si chiudano nel nucleo familiare, e che tutte le competenze di socializzazione, così come le capacità acquisite, possano ridursi. All’inizio il gruppo non sarà particolarmente grande, con 5 o 6 ragazzi down, e poi naturalmente ci allargheremo».

A ribadire l'importanza del progetto è infine l'assessore regionale alle Politiche agricole Dino Pepe: «Nella nuova programmazione comunitaria c’è una misura specifica per sostenere e incentivare un settore di grande interesse per l’agricoltura, che attraverso iniziative come questa riesce a sviluppare aziende multifunzionali e a dare servizi sociali e socio-sanitari importanti. Abbiamo esempi apprezzabili in Toscana, Umbria, Emilia Romagna. E da queste esperienze virtuose vogliamo cogliere una nuova opportunità per l’agricoltura abruzzese».

Chiara Di Giovannantonio

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