La lezione di Pannella politico fuori dagli schemi

Presentata alla biblioteca Delfico l’autobiografia del leader radicale «Ha ridato speranza a tanta gente. Ci ha insegnato a essere ancora umani»
TERAMO. Amore la parola più ricorrente ieri sera a Teramo nella presentazione in anteprima nazionale dell'autobiografia di Marco Pannella “Una libertà felice” (Mondadori). Ma anche idee. E libertà, naturalmente. Perché del politico teramano, morto il 19 maggio, non c'è più il corpo, quel corpo usato come messaggio e simbolo in una comunicazione politica di rottura, ma restano la forza delle idee, le battaglie di libertà, come ricordato da tutti i protagonisti dell'incontro, ospitato dalla biblioteca Dèlfico e andato in onda in diretta su Radio Radicale, condotto dal direttore Alessio Falconio. Una platea attenta ha ascoltato le toccanti testimonianze di chi ha condiviso vita e opere di Marco Pannella nella casa di via della Panetteria, diventata, con l'avanzare della malattia, sede del Partito radicale, come ha ricordato Matteo Angioli, negli ultimi tempi angelo custode, insieme alla moglie Laura Hart, del leader radicale. Membro della presidenza del partito, nonché segretario del Comitato globale per lo Stato di diritto, Angioli è co-autore del libro scritto da Pannella negli ultimi 100 giorni della sua formidabile vicenda terrena. «Questi 100 giorni sono stati un periodo straordinario all'interno di una vita straordinaria» ha detto Angioli «In casa si era creata una sorta di ecosistema tra Marco, noi e chi veniva a trovarlo. Ogni visita per lui era energia e nutrimento. Marco ha coltivato sino alla fine il suo interesse verso le persone. C'erano momenti difficili, ma anche momenti di lavoro. Lui voleva fare, sapendo che i suoi giorni volgevano al termine. Fino alla fine ha voluto infondere gioia e ottimismo. Marco aveva un interesse autentico, puro e profondo per le persone». Un amore ricambiato, come si è visto nel funerale laico a Teramo di questo figlio che si sentiva «radicalmente teramano», come ribadito da Angioli, che ha aggiunto: «Non credo ci sia stata ipocrisia negli omaggi, anche postumi. Sono riconoscimenti che Marco si è meritato». Come la consegna delle chiavi della città da parte del sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, a casa del leader radicale pochi giorni prima della morte. Unico oggetto che Marco Pannella volle portare con sé in clinica. O come l'intitolazione dei giardini della Provincia. Momenti ricordati anche da Brucchi e dal presidente della Provincia Renzo Di Sabatino. Maurizio Turco, presidente della lista Pannella, ha rimarcato l'alterità di Pannella rispetto alla politica tradizionale: «Con Marco si usciva fuori dagli schemi dei partiti visti come reciproci avversari. Inoltre è riuscito a dare un senso alla vita di tante persone, a dare speranza a una generazione che rischiava di perdersi tra droga e terrorismo. Ci ha lasciato la possibilità di poter essere ancora umani». «Del suo corpo ha fatto uno strumento per far capire come si possa vivere e continuare a lavorare anche nella malattia», ha sottolineato Laura Hart. «Il suo corpo è stato visto e vissuto fino all'ultimo» ha aggiunto Maria Antionietta Farina Coscioni, presidente dell'istituto intitolato al marito Luca, presidente dei radicali italiani dal 2001 al 2006. «Io e Luca abbiamo conosciuto Marco nel dicembre 2000. Si mise in ginocchio davanti alla sedia a rotelle di Luca, all'altezza del suo sguardo, consegnando la sua disponibilità a quel giovane ricercatore malato». «Sette mesi dopo la morte di Marco Pannella si ha una sensazione di presenza-assenza» ha concluso il direttore del Centro, Primo Di Nicola, «rimane la presenza delle sue idee. Ci lascia un modo diverso di fare politica, la strada dell'indipendenza del pensiero, la forza di idee in grado di segnare un percorso per farci uscire dalle difficoltà».

