La Marinelli attacca la Regione: «Non mi fa lavorare»

27 Aprile 2016

PESCARA. Quest’anno l’ufficio della consigliera di Parità della Regione Abruzzo non produrrà l’atteso rapporto biennale sulla situazione del personale nelle aziende pubbliche e private che occupino...

PESCARA. Quest’anno l’ufficio della consigliera di Parità della Regione Abruzzo non produrrà l’atteso rapporto biennale sulla situazione del personale nelle aziende pubbliche e private che occupino più di 100 dipendenti. La ragione è che l’ufficio non c’è, o almeno, non viene messo nelle condizioni di lavorare. Lo dice la stessa consigliera di parità Letizia Marinelli in una nota in cui denuncia l’inerzia dell’ente.

Nel rapporto vengono riportate lo stato delle assunzioni, della formazione, della promozione professionale, dei passaggi di qualifica, nonché fenomeni di mobilità, o ancora pensionamenti, prepensionamenti e licenziamenti. «Lo scopo predisposto dall'articolo 46 del Codice delle pari opportunità», spiega la Marinelli, «è legato alla necessità di consentire un monitoraggio costante sulla situazione del personale, distinto ovviamente per genere, che evidenzi situazioni di segregazioni orizzontali e verticali subite, come statisticamente provato, dalle donne». Le aziende sono obbligate per legge a inviare i dati, ma a tre giorni dalla scadenza non hanno un indirizzo a cui inviarli. La Marinelli ha spiegato alle imprese di non avere «un account di posta certificata ove poter ricevere il rapporto, malgrado i continui solleciti indirizzati alla Regione Abruzzo». Inoltre, scrive la consigliera, «malgrado mi sia occupata di ideare e progettare un intervento informatico che potesse facilitare le aziende nell'assolvimento di legge, il progetto mi è stato bloccato dalla Regione, malgrado sia ricorsa al Tar, tra l'altro utilizzando i miei soldi. Il tribunale ha sentenziato la prosecuzione del progetto, ma lo scorrere del tempo, ormai un anno, non ha indotto la Regione a rispettare la sentenza. Attualmente sono sprovvista, da più di un anno di personale, come sono altresì sprovvista di protocollo informatico». La Marinelli consiglia quindi alle aziende di rivolgersi altrove: alla direzione generale della Regione o alla direzione delle Politiche del lavoro.

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