La mensa chiude gli studenti portano la cena da casa

L’Azienda del diritto allo studio ha il bilancio in rosso e non fa partire la gara per riaffidare il servizio
L'AQUILA. Hanno preparato a casa la cena e l'hanno portata nella residenza universitaria all'interno dell'ex caserma Campomizzi. E' così che ieri sera amici, parenti e conoscenti si sono uniti alla protesta degli studenti dell'Ateneo aquilano contro la chiusura, da lunedì, di tutte le mense dei poli universitari.
Un servizio di cui usufruiscono più di seicento studenti al giorno, tra 18mila e 20mila ogni mese. «L'improvvisa chiusura ha creato non poche difficoltà» spiegano i rappresentanti dell'Udu, Unione degli universitari della città. «La questione è ancora più grave per gli studenti vincitori di borsa: una quota di questa, pari a 1500 euro, infatti, è trattenuta ogni anno dall'azienda diritto allo studio universitario (Adsu) per l'erogazione gratuita dei pasti, erogazione che in questi giorni non potrà avvenire».
E' per questi motivi che il sindacato studentesco, nel pomeriggio di ieri, ha anche organizzato un sit in all'interno della sala mensa della Campomizzi, quella che sfornava il numero maggiore di pasti giornalieri.
Gli studenti residenti, ma non solo, hanno così deciso di aprire i libri sui tavoli della mensa per protestare contro «le inadempienze dell'Adsu (azienda diritto allo studio universitario) e della Regione». Il problema è nato dal fatto che la ditta Slem srl di Sorrento, che ha gestito il servizio mensa fino a dicembre, aveva un appalto per il periodo 2011-2014. Nei mesi scorsi sarebbe stato necessario perciò indire un nuovo bando, cosa che non è stata fatta per carenza di fondi. L'espletamento della gara, infatti, era connesso alla quadratura del bilancio dell'Azienda e per far tornare i conti è stato necessario che la Regione mettesse a disposizione dell'Adsu i soldi della legge 41, la cosiddetta legge De Matteis, che prevede lo stanziamento di un milione e mezzo, da distribuire per i prossimi tre anni. Risorse arrivate in ritardo rispetto al previsto.
A complicare tutto anche il delicato passaggio di governance dell'Azienda. Già ad ottobre i rappresentanti degli studenti all'interno del cda dell'Adsu si erano dimessi. Lo scorso 27 dicembre tutto il consiglio d'amministrazione ha cessato le sue funzioni e l'Adsu è rimasta fino a lunedì senza dirigente. L'incarico è stato assunto da Giulia Marchetti, che ha preso il posto di Luca Valente, trasferito negli uffici della Regione. La nuova dirigente si è trovata dunque a gestire la difficile situazione di cui precedentemente si era occupato lo stesso Valente. La Marchetti ha fatto partire le lettere d'invito a cinque ditte del territorio per avviare la procedura del cottimo fiduciario, già indicata sia dal consiglio d'amministrazione che dal servizio regionale Diritto agli studi, per l’individuazione di una ditta specializzata nel settore che garantirà la ripresa del servizio fino all’espletamento della gara europea in corso di pubblicazione. «Abbiamo scoperto solo in questi giorni che l'affidamento diretto doveva essere fatto entro giovedì» spiega il presidente uscente per l’Azienda, Francesco D’Ascanio. «Invece l'ex dirigente ha prorogato il servizio fino a lunedì scorso. Adesso bisognerà trovare una strada alternativa per risolvere nel più breve tempo possibile la questione. Stiamo valutando la possibilità di convenzioni con alcuni ristoranti oppure l'attivazione di un affidamento diretto. Entro metà della prossima settimana, comunque, la questione dovrebbe risolversi e le mense torneranno a regime».
Michela Corridore
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