La Petroceltic rinuncia alle ricerche alle Isole Tremiti

9 Febbraio 2016

Vittoria degli ambientalisti e dei No Triv che attendevano il responso del Tar Lazio, anche se l'azienda petrolifera irlandese parla di mutate «condizioni del mercato mondiale»

ROMA. La società petrolifera Petroceltic ha rinunciato alle ricerche al largo delle Isole Tremiti, visti «i cambiamenti delle condizioni del mercato mondiale», e «il venir meno dell'interesse minerario». Una decisione accolta con «rispetto» dal ministro dello sviluppo economico Federica Guidi la quale spera che, «grazie anche a questa scelta, venga messa una volta per tutte la parola fine a strumentalizzazioni sul tema delle attività di ricerca in mare che erano infondate già prima e che lo sono, a maggior ragione, dopo la decisione della Petroceltic». Il viceministro dello Sviluppo Economico Teresa Bellanova afferma che «il governo non ha mai avuto intenzione di svendere il nostro mare. Ha lavorato su questo argomento con serietà e una grande attenzione al patrimonio ambientale del nostro Paese». La società aveva chiesto nove anni fa al Ministero dello sviluppo economico il permesso di effettuare le ricerche in mare, al largo delle Tremiti. Questa circostanza, insieme al progetto Ombrina al largo delle coste abruzzesi già rigettato dal Mise, aveva innescato una serie di proteste da parte degli ambientalisti. Il 21 gennaio scorso la Consulta ha dichiarato ammissibile un referendum sulla durata dei diritti di sfruttamento dei giacimenti, dopo che il governo aveva già ribadito il divieto di trivellazioni entro 12 miglia dalle coste italiane. La rinuncia da parte della Petroceltic «è una bella notizia» per il verde Angelo Bonelli e per i deputati del Pd Dario Ginefra e Roberto Ruta, mentre il presidente del consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza, ha ricordato che si tratta di un «dietrofront grazie alla spinta delle Regioni».

La Petroceltic, nel comunicato con cui ha reso noto la rinuncia, sottolinea che «essendo trascorsi 9 anni dalla presentazione dell'istanza, periodo durante il quale si è registrato un significativo cambiamento delle condizioni del mercato mondiale, ha visto venir meno l'interesse minerario al predetto permesso. In aggiunta - spiega la società petrolifera in una nota - saranno ottimizzati i programmi e le tempistiche dei lavori previsti per gli altri titoli minerari, nei confronti dei quali Petroceltic Italia mantiene inalterato il proprio interesse minerario e il proprio impegno ad operare nel pieno rispetto delle norme comunitarie e dello Stato italiano vigenti e dei più elevati standard del settore, nella massima trasparenza e in collaborazione con le comunità locali». Petroceltic Italia Srl, società controllata da Petroceltic International Plc, è presente in Italia dal 2005 con una importante attività di esplorazione di idrocarburi che si concentra principalmente nella fascia centrale del Mare Adriatico e in Pianura Padana.

Soddisfatti i No Triv: «Si apprende che Petroceltic avrebbe rifiutato il gentile "cadeaux" che le era stato fatto dal Governo. La dichiarazione è contenuta nel documento di presentazione del Piano Industriale 2016 della compagnia irlandese:http://www.petroceltic.it//feb-9-2016-petroceltic-ital ia-p. Ove confermato, l'annuncio della Petroceltic sarebbe motivo di grande soddisfazione». Lo scrive il Coordinamento Nazionale No Triv in una nota. «Tra i fattori che hanno determinato la decisione della compagnia irlandese di lasciare le Isole Tremiti hanno pesato - prosegue il Coordinamento -, oltre al difficile momento del mercato petrolifero, anche l'ampia impopolarità del progetto (che ha incontrato la contrarietà di vastissimi settori dell'opinione pubblica), l'incertezza normativa scatenata dalla campagna del Referendum No Triv che interessa anche i permessi già rilasciati entro ed oltre le 12 miglia, la precaria situazione finanziaria di Petroceltic e la prospettiva di una probabile sconfitta nel procedimento dinanzi al Tar Lazio. Checché ne dica il ministro Guidi, l'area interessata dal permesso di ricerca accordato con decreto del 22 dicembre 2015, interferisce per 400 metri con le aree interdette alle attività "petrolifere". Il Tar Lazio ne avrebbe preso atto, decretando l'annullamento del permesso. Una valutazione più compiuta - conclude il Coordinamento nazionale No Triv - è comunque rimandata a quando saranno disponibili sul Buig tutti gli atti del procedimento».