La Regione fa il conto dei crediti mai incassati

Iniziata la ricognizione delle somme da richiedere a imprese e privati Al momento sono 32 milioni di euro, ma la cifra potrebbe crescere di molto
PESCARA. La Regione ha cominciato a tirare fuori dagli armadi i faldoni con le sentenze della magistratura relative a crediti vantati dall’ente nei confronti di imprese e di privati cittadini. Negli anni le pratiche erano rimaste inevase, e il recupero delle somme fermo con evidente danno per le casse pubbliche.
Oggi l’Avvocatura regionale ha cominciato, su input del governatore Luciano D’Alfonso, il lavoro di ricognizione. Si tratta di una fase di avvio che riguarda solo una parte dei crediti dell’ente.
Una prima stima ufficiosa che viene dagli elenchi degli uffici del Contenzioso dell’Avvocatura parla di 61 posizioni per circa 37,5 milioni da recuperare, dei quali sarebbero già in cassa solo 53 mila euro. Nel frattempo sono stati avviati atti interruttivi della prescrizione per impedire che le somme vengano definitivamente perdute. A questa azione seguirà presto una ricognizione dei crediti da recuperare in esecuzione di provvedimenti adottati dall’amministrazione regionale, mentre è in fase di aggiornamento l’elenco dei Comuni abruzzesi debitori verso la regione per i canoni acquedottistici.
La struttura regionale, governatore in testa, cerca così di sanare un ritardo e un’inerzia storici, che primo o poi la Corte dei Conti potrebbe mettere sotto la sua lente (e si sa che per la classe politica i magistrati contabili fanno più paura delle procure). In molti dei casi segnalati (di cui sarebbe bene avere presto una lista ufficiale e completa dei nomi), le somme sono di piccole dimensioni. Ma ce ne sono anche di rilevanti. Gli importi dei crediti sono legati a procedure iniziate da molto tempo che non sono state portate a esecuzione con l’aggiunta di interessi e rivalutazioni, Molte sono legate a finanziamenti erogati dall’ente pubblico, alcuni a provvedimenti in autotutela presi dalla Regione di revoca di finanziamenti agli enti locali. Tra l’altro con i Comuni è iniziata da poco una fase di interlocuzione e qualcuno comincia a pagare. Altri hanno chiesto dilazioni legate soprattutto al rispetto dei vincoli del Patto di stabilità, una evidente necessità in una fase così difficile per la finanza degli enti locali.
Si spiega così in parte perché le somme tardino a rientrare. Ma giocano anche altre cause: una normativa che complica invece di semplificare, la difficoltà di notificare i provvedimenti, soprattutto se questi riguardano imprese che nel frattempo si sono dileguate; ultimo il personale, sempre carente nei posti dove dovrebbe essere numeroso. Un problema per un ente di cui il governatore D’Alfonso stima un esubero di 500 unità sui 1500 circa in servizio.
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