«La Regione salvi l’Istituzione sinfonica»

19 Luglio 2015

Da quattro mesi orchestrali senza stipendi. Il presidente Centi: siamo una vera industria della cultura

L’AQUILA. «Abbiamo atteso per evitare una campagna campanilistica, ma è da settembre 2014 che viviamo una situazione difficilissima». A parlare è Antonio Centi, presidente dell'Istituzione Sinfonica Abruzzese, l'ente che produce musica e la circuita in tutto Abruzzo e anche in Italia. Con sede all'Aquila, l'Isa vive una situazione drammatica. Orchestrali senza stipendio da più di 4 mesi e il rischio di chiusura alle porte. Per mesi nessuna dichiarazione, nell'attesa di un formale atto regionale per ripianare gli 800 mila euro, dovuti a precedenti tagli regionali (ma ieri alla Settimana mozartiana di Chieti gli orchestrali hanno denunciato pubblicamente lo stato delle cose). «E' iniziato tutto dal 2011, con continui tagli pesantissimi. Ad oggi, se le cose restano così il 2 agosto fermiamo la programmazione» Rassicurazioni da tutti in questi mesi, con la certezza che alzare la voce non sarebbe servito. «Abbiamo colloquiato con assessori regionali, consiglieri, tutti sapevano che il buco non era per cattiva gestione, ma per ripetuti tagli» spiega Centi, «dovevamo arrivare ad una legge regionale, ma non è accaduto nulla». Dell'annunciata legge regionale che coprisse gli 800 mila non vi è più traccia, dopo le dichiarazione formali di Giovanni Lolli del maggio scorso. «Con una lettera su carta intestata del Consiglio regionale, datata 27 maggio 2015, ci comunicava che “la Regione Abruzzo sta predisponendo una variazione di bilancio riguardo alle risorse finanziarie a far bisogno dell'ente per un importo complessivo di 800 mila euro per la conseguente approvazione del bilancio consuntivo”. Devo dare atto a Lolli del suo positivo impegno,ma da quel punto la concretezza degli atti successivi non si è mai realizzata». Centi ci tiene a chiarire che la questione non può e non deve essere bollata come locale: «In Regione sottovalutano la situazione, credono si tratti di un fatto aquilano. Qui stiamo parlando di un'orchestra abruzzese, che suona in 155 comuni abruzzesi e fino a Potenza, nel Mezzogiorno è quasi orchestra capofila. Si tratta di una vera industria. Abbiamo 50 dipendenti fissi e negli anni abbiamo portato in Abruzzo 45 milioni di euro, trasformatisi in ulteriore ricchezza». Ad oggi le soluzioni che si profilano sono poche. «Il ministero» spiega Centi, «ha garantito il finanziamento 2015 di oltre 1 milione e mezzo di euro, ma se fermeremo l'attività al 2 agosto, potrebbe saltare anche quello. So che il consiglio regionale si sta muovendo grazie al consigliere Pietrucci e a Lolli, per arrivare ad una legge regionale. Accettiamo anche un contributo erogato in tempi dilazionati, ma dobbiamo avere la certezza attraverso la legge. Noi siamo una realtà regionale, e l'eventuale chiusura sarebbe un danno per tutti, una desertificazione culturale ed economica, con l'indotto che subirebbe un contraccolpo». E conclude «Da D'Alfonso aspettavo atti concreti, invece stiamo annegando».

Barbara Bologna

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