La Regione sfida i No Triv sul referendum

La giunta abruzzese si è costituita in giudizio davanti alla Corte Costituzionale contro le altre nove regioni per chiedere che l'unico referendum ammesso sia dichiarato inammissibile. L'ira del Coordinamento: «Grave strappo istituzionale, ora recupereremo anche gli altri due quesiti su Piano delle aree e durata dei titoli». FareAmbiente: «La versione di D'Alfonso non ci convince»
PESCARA. «Strappo istituzionale da parte della Regione Abruzzo che si è costituita in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale contro le altre nove Regioni e a sostegno del Governo per chiedere che il referendum sia dichiarato inammissibile». La pensa così, a proposito della questione trivelle e referendum, il Coordinamento No Triv, che annuncia di voler provare a «recuperare due dei quesiti dichiarati inammissibili» e sottolinea che «Ombrina sarà definitivamente morta solo quando il provvedimento di rigetto sarà pubblicato sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi». Il punto della situazione è stato fatto nel corso di una conferenza stampa a Pescara, presenti i rappresentanti del Coordinamento e di tutte le associazioni che ne fanno parte. Per quanto riguarda l'atteggiamento della Regione Abruzzo, secondo gli attivisti è «grave» il fatto che «oltre alla Giunta c'era anche un delegato del Consiglio regionale, che ha violato le prerogative del Consiglio perché ha proceduto senza mandato dell'assemblea». «Per quanto riguarda il quesito referendario che resta in piedi - aggiungono gli attivisti - D'Alfonso sostiene che sia cessato il motivo del contendere, ma in realtà non c'è un contendere. Il referendum va avanti e se la Cassazione ha deciso di mantenerlo vuol dire che tutto a posto non è. Ora vedremo cosa dirà la Corte Costituzionale. Ora proveremo a recuperare altri due quesiti, quello del Piano delle aree e quello sulla durata dei titoli, per cui c'è stata una sorta di elusione; in tal senso, solleveremo il conflitto di attribuzione di fronte alla Corte Costituzionale». «Ombrina sarà definitivamente morta quando ci sarà il provvedimento di rigetto sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse (Buig) e, proprio per questo - conclude il Coordinamento No Triv - abbiamo inviato una diffida al Ministero, affinché provveda a pubblicare il provvedimento di rigetto relativo ad Ombrina e agli altri progetti».
Anche l'associazione FareAmbiente critica la decisione della Regione Abruzzo. «Risulta quantomeno incomprensibile la decisione del presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso di fare dietrofront sulla questione referendum nonostante avesse avuto mandato in tal senso dal consiglio regionale e al contempo, schierarsi contro le altre nove regioni che, insieme allo stesso Abruzzo, avevano sostenuto la consultazione davanti alla Corte costituzionale». Lo dichiara Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente - Movimento ecologista europeo. «Non ci convince - continua Pepe in un comunicato - la versione di D'Alfonso che sostiene di essersi tirato indietro solo perché si sarebbe risolta, almeno temporaneamente, la questione della piattaforma denominata "Ombrina Mare"; il problema delle trivellazioni interessa tutto l'Adriatico e tutte le regioni che vi si affacciano». «Riteniamo inconcepibile - prosegue - che si possa pensare di estrarre idrocarburi in un mare stretto, poco profondo e con uno scarso ricambio di acqua come appunto l'Adriatico, visto che in caso di incidente, tipo quello del golfo del Messico del 2010, i danni sarebbero irreversibili e in ogni caso risulta praticamente impossibile, in un'area così ristretta, far coincidere attività turistico balneari con quelle estrattive che comunque sversano liquami inquinanti nel corso della loro normale attività. E questo senza contare il danno paesaggistico». «Sembra piuttosto - conclude Pepe - l'ennesimo regalo alle grosse company petrolifere e denota l'intenzione del governo di non voler uscire dall'economia del petrolio».

