«La Regione vari il Distretto della montagna abruzzese»

CHIETI. Per la montagna occorre una politica di cambiamento e di innovazione. Lo dice Antonio Innaurato, presidente dell’Uncem Abruzzo, l’unione dei comuni e degli enti montani. «Noi non ci sentiamo...
CHIETI. Per la montagna occorre una politica di cambiamento e di innovazione. Lo dice Antonio Innaurato, presidente dell’Uncem Abruzzo, l’unione dei comuni e degli enti montani. «Noi non ci sentiamo estranei ai problemi che riguardano le annose questioni collegate con i centri regionali di ricerca in attesa di una soluzione lungimirante», spiega Innaurato, «né a quelli che interessano lo sviluppo di poli tecnologici. Tantomeno siamo estranei al disastro del sistema bancario. Allo stesso modo siamo sensibili alle preoccupazioni del sindacati aquilani per il cantiere più importante d’Europa. Ma non possiamo che condividere il grido di dolore degli stessi sindacati sulla lenta emarginazione dei territori montani e la forte preoccupazione per le gravi condizioni economiche e sociali che ormai stanno raggiungendo livelli di non ritorno».
Per Innaurato, in un territorio regionale per i 2/3 montano, «si deve attuare una strategia capace di risolvere le contraddizioni che sorgono a distanze relativamente brevi: da una parte le polveri sottili di Pescara con la sua aria irrespirabile e dall’altra le vette innevate e salubri dell’interno però ahimè sempre più prive di presidi umani. È per questo che in linea con quanto da anni ci chiede l’Europa e, con sempre più insistenza, anche il Parlamento ed il Governo italiani», aggiunge il presidente dell’Uncem, «diventa prioritario mettere al centro dell’interesse regionale l’attivazione di un Distretto della montagna abruzzese, che faccia perno sulle unioni dei comuni montani. È importante recuperare il tempo perduto e dare un segno di forte discontinuità con politiche prive di radicamento sui territori». «Ormai il compito dei commissari liquidatori degli enti montani è completato», aggiunge, «e la Regione deve procedere all’alienazione di un patrimonio immobiliare pubblico di grande rilevanza: aree artigianali, strutture turistiche, camping, attrezzature sportive, edifici pubblici, aree attrezzate, musei, zone verdi. È ovvio che tali beni non potranno essere estirpati dai territori, ma sarebbe una iattura se a seguito della “nefanda” legge 1 del 2013 si procedesse alla loro svendita. Sarebbe un errore imperdonabile che andrebbe a premiare qualche soggetto con idee cosiddette “innovative”, ma ad umiliare e a distruggere la storia, il paesaggio, la cultura ed il lavoro onesto di tante Amministrazioni del nostro Abruzzo».

