La rettrice: meno iscritti? colpa anche del nuovo Isee

4 Novembre 2015

Gli atenei di Chieti-Pescara e L’Aquila perdono studenti. Regge bene Teramo La prof. Inverardi: riforma giusta nelle intenzioni, ma penalizza i più deboli

L'AQUILA. «Finisce l'epoca del diritto allo studio universitario». Usa parole di forte critica la rettrice dell'ateneo aquilano, Paola Inverardi, nei confronti della riforma dell'Isee (o megli Iseeu, il ricalcolo dell'Isee che tiene conto di alcuni criteri specifici per l'università) voluta dal governo, che introduce nuove regole per stabilire la situazione economica e patrimoniale degli studenti.

Regole che trasformano gli universitari in una sorta di esodati del mondo dello studio: a parità di reddito e di condizioni, molti di coloro che l'anno scorso avevano diritto alla borsa di studio ora l'hanno perso.

Entrata in vigore l'anno scorso, gli effetti «perversi e contraddittori» della riforma, come li definisce la Inverardi, si stanno facendo sentire nel corso di questo anno accademico, con ripercussioni anche sulle iscrizioni e, peggio, sulle immatricolazioni.

Secondo le associazioni studentesche, i borsisti che saranno esclusi dal contributo saranno il 25% in Italia. Gli studenti provenienti da famiglie con reddito basso che hanno preventivato di poter contare, per sostenere gli studi, sulla borsa di studio, infatti, non hanno più questo appiglio.

Le università del Meridione, quelle che negli ultimi anni hanno perso una percentuale più alta di immatricolati rispetto a quelle del Settentrione, saranno penalizzate anche da questo nuovo ostacolo.

L'Aquila, per esempio, secondo il Miur, nel precedente anno accademico ha perso quasi il 35% degli iscritti al primo anno rispetto al dato del 2011 (i dati ufficiali del 2015/2016 saranno calcolati dopo il 31 dicembre, termine ultimo per le iscrizioni) ma la preoccupazione, ora, è che il calo delle iscrizioni peggiorerà ulteriormente sul fronte degli aventi reddito basso.

«Le nuove regole dell'Isee fanno salire i parametri di molte famiglie escludendole dal diritto alla borsa di studio, situazione alla quale si aggiunge un fenomeno allarmante», commenta la Inverardi, che all'Aquila combatte con un sistema universitario che tenta di restare a galla dopo la crisi sociale post- sisma e che illustrerà i suoi sforzi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella il giorno dell'inaugurazione, lunedì 16 novembre, «ossia quello degli studenti idonei per avere la borsa di studio, ma non beneficiari».

Perché succede? Perché le “casse” del diritto allo studio sono state anno dopo anno svuotate dalle varie leggi di Stabilità «ma anche le Regioni, che devono compartecipare con lo Stato, dovrebbero fare di più».

Con la riforma dell'Isee c'è un ostacolo in più. «La riforma è nata con la motivazione nobile di stanare i furbetti e, invece, ha finito per penalizzare chi ha i redditi bassi. C'è una diminuzione del diritto allo studio», dice la Inverardi. Intanto da mesi è attivo un tavolo permanente di lavoro (sollecitato dal consiglio studentesco universitario) per cercare di fare leva, tutti insieme, sul governo per modificare gli aspetti più restrittivi della riforma. «Noi come rettori siamo invitati a collaborare», spiega la rettrice, «perché si tratta di un problema reale. Proprio oggi (ieri, ndr) ci sono stati chiesti dei dati sull'università dell'Aquila, li forniremo entro la prossima settimana». Il lavoro di pressing istituzionale per persuadere il governo dal procedere sulla sua linea non si ferma. Una perdita analoga di immatricolazioni manifesta l’Università Chieti-Pescara con un calo delle immatricolazioni del 36% (terzo peggior risultato nazionale) rispetto al dato del 2011. Va bene invece Teramo che è sostanzialmente in equilibrio grazie, dice il rettore Luciano D’Amico, alla scelta di specializzazione dell'università di Teramo, «che da una parte ci costringe a valori assoluti più contenuti, ma dà una certa “fidelizzazione”. In sostanza chi vuole specializzarsi in alcune discipline deve venire per forza a Teramo, mentre sono penalizzate le università generaliste».

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