La scritta “Dux” finisce in Parlamento

28 Luglio 2019

D’Alessandro (Pd) sbotta: è una vergogna, e interroga Salvini. Il sindaco Finamore ribatte: è storia oltre che un’attrazione

VILLA SANTA MARIA. «È una vergogna», sbotta Camillo D’Alessandro, deputato del Pd. «No, è storia oltre che un’attrazione per il mio paese», gli ribatte il sindaco di Villa Santa Maria, Pino Finamore. Sta di fatto che la scritta “Dux”, riapparsa sulla “penna” del paese abruzzese famoso per i cuochi e per San Francesco Caracciolo, è finita in Parlamento. Il dem D’Alessandro ha infatti deciso di presentare un’interrogazione al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per farla cancellare. Ci provò un partigiano durante la guerra, ma le milizie fasciste lo uccisero a colpi di mitra prima che potesse completare l'opera. Dopo 80 anni fa, il caso riesplode a colpi non di mitra ma di post su Facebook.
«Salvini intervenga per rimuovere uno dei simboli fascisti, inneggianti a Benito Mussolini, quale scelta consapevole di un Paese democratico che non ammette il riemergere di simboli appartenenti ad un passato che non hanno nulla di storico, né meritano di essere rievocati, da giustificare la scelta dell'amministrazione comunale di Villa Santa Maria», scrive D’Alessandro.
«È incredibile quello che è successo a Villa Santa Maria», continua, «con la scusa di creare percorsi “educativi e formativi”, l’amministrazione ha riesumato una vecchia scritta inneggiante al duce fascista. E così», spiega il deputato Dem su Facebook, «oggi è nuovamente leggibile quel vergognoso “DUX” che giustamente il tempo aveva cancellato. È inaccettabile», esclama, «il fascismo non è un’opinione, è un crimine. E come tale va trattato». E nell’interrogazione al leader della Lega, il deputato Pd rincara la dose: «L'amministrazione comunale con una convenzione sottoscritta ha affidato ad una società sportiva la realizzazione di percorsi di scalata sulla roccia. Nella stessa convenzione si legge che il comune si propone di sviluppare pratica sportiva ad alto valore educativo e formativo. Tuttavia l'intento era evidentemente un altro: far tornare alla luce quella scritta che rappresenta una vergognosa testimonianza di un passato combattuto e vinto proprio in quei territori A nulla possono essere assunte a giustificazioni che quel marchio infame impresso sulla roccia, appartenga alla storia e come tale vada tutelato». Quindi il Dem chiede a Salvini di far sparire la scritta.
Ma Finamore, 57 anni, ex cuoco di Montecitorio, dal 2013 sindaco di Villa non di destra ma moderato cioè di centro (più o meno le stesse origini politiche di D’Alessandro) ci sorride e risponde così: «Ha il suo valore storico ed è un’attrazione per il mio paese. Debbo ringraziare D’Alessandro per la pubblicità che ci fa. Non ho scopi politici ma solo turistici. C’è un progetto di valorizzazione, sto creando vie di risalita per rocciatori. Ho chiesto a Giampiero Di Federico (lo scalatore abruzzese che conquistò la vetta dell’Himalaya, ndr) di ripulire la scritta coperta dal muschio. E lui lo ha fatto usando semplicemente la varechina. Più su c’è un’altra scritta in numeri romani: “AXVIII”, che vuol dire 18esimo anno dell’era fascista». L’incisione Dux quindi è del 1940. «Pensi che quando venne coperta durante i lavori voluti da un ex sindaco di destra, i comunisti di allora sono insorti accusando quel sindaco di aver cancellato la storia. Chi ha la mia età è cresciuto con quella scritta», conclude, «la storia ci impone di tenerla lì. E mi va benissimo che se ne parli».