«La sfida dell’Abruzzo è salvare i tribunali»

PESCARA. Un gruppo di lavoro formato da super esperti, e presieduto dal presidente della giunta regionale, che rediga uno studio «serio ed imparziale» su ciascuno dei quattro tribunali “minori”...
PESCARA. Un gruppo di lavoro formato da super esperti, e presieduto dal presidente della giunta regionale, che rediga uno studio «serio ed imparziale» su ciascuno dei quattro tribunali “minori” (Lanciano, Vasto, Sulmona e Avezzano) che da settembre 2018 rischiano di chiudere. Il presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio la chiama la sfida a cui l’Abruzzo è chiamato per salvare le quattro sedi. L’impegno della Regione nel formare questa commissione paritetica è stato messo nero su bianco in un emendamento al Bilancio di previsione approvato dal Consiglio l’altra notte e che prevede lo stanziamento di 50mila euro annui. «Una pianificazione unitaria senza indulgere alle pressioni localistiche di ogni tribunale che tenderà a "salvare" se stesso a discapito di altri», ripete Di Pangrazio che dell’emendamento dice di essere stato primo firmatario insieme al governatore Luciano D’Alfonso.
Presidente, innanzitutto quali scadenze vi siete dati?
«Intanto la richiesta di proroga del termine attuativo della chiusura dei tribunali, fissato per il 2018, è condizione pregiudiziale per ogni intervento che la Regione vuole sostenere e realizzare. Ma la proroga non è un espediente per allungare il brodo. Essa è, invece, lo strumento necessario per dar vita al gruppo di lavoro su base regionale e per poter assumere ogni successiva determinazione. Per quanto riguarda le scadenze occorre partire subito perché c’è molto da fare qualsiasi sia la strada da intraprendere».
Che cosa occorre affinché il governo possa ripensarci?
«Affinché possa essere accordato uno slittamento di qualche anno, occorre presentare in Parlamento una proposta forte e motivata, predisposta e presentata congiuntamente dai deputati e dai senatori eletti in Abruzzo».
Ma quali sono le novità che oggi spingono a riproporre la modifica della legge di riforma di qualche anno fa?
«Anzitutto occorre riconsiderare l'attualità dei contenuti sostanziali della legge-delega del 2011, più improntata ad ottenere un minimo - e forse improbabile - risparmio economico, sopprimendo tribunali e Procure, piuttosto che a considerare prioritariamente le fondamentali esigenze di un "servizio giustizia". In quest'ultimo periodo sono venute meno le Province, quali enti istituzionali di riferimento territoriale, mentre hanno acquistato significativo riconoscimento le "aree vaste" e le "città-territorio" che ne rappresentano le caratteristiche omogenee in ambito culturale e amministrativo.Oggi, pertanto, sembra non aver più senso l'apodittica scelta di presidi giudiziari "accorpati" in città capoluogo di provincia; al contrario, assume rilevanza riconsiderare quei criteri che pur erano stati enunciati dalla legge delega 148/2011, e cioè: l'estensione territoriale dei circondari, il numero degli abitanti, i carichi di lavoro e le specificità prevalentemente montane dei bacini di utenza, non dimenticando il tasso d'incidenza della criminalità diffusa o organizzata».
Che cosa pensa dell’ipotesi di salvare almeno due dei quattro tribunali?
«Penso che vada fatto comunque quel gruppo di lavoro altrimenti sarà difficile arrivare ad una richiesta sostenibile. Ad ogni modo nessun territorio può rimanere senza servizi importanti dove si toglie e nulla si rimette».(a.mo.)

