Laboratori del Gran Sasso spazio alle imprese locali
In corsa la Walter Tosto di Chieti e la LFoundry di Avezzano per l’esperimento “Dark Side”. Il ministro De Vincenti: da qui ricadute concrete per il territorio
L’AQUILA. L’esperimento dei Laboratori del Gran Sasso Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) sui “rivelatori” di luce, il Dark Side, potrebbe avere una ricaduta notevole in Abruzzo, sia in termini tecnologici, che economici e occupazionali. I primi risultati sono stati presentati ieri mattina nella sede dell’Infn del Gran Sasso, al ministro della Coesione territoriale, Claudio De Vincenti.
Ci saranno subito 37 nuovi assunti, con il Masterplan (il Piano di sviluppo europeo), che lavoreranno all’esperimento almeno per i prossimi 15 anni; e due aziende abruzzesi concorreranno al bando per costruire e assemblare una “camera” da 2000 metri cubi, che permetterà saldature a fascio elettronico (la tecnologia si basa sugli elettroni che colpiscono i due lembi di metalli da saldare). L’esperimento Dark Side è stato illustrato al ministro dal presidente dei Laboratori del Gran Sasso dell’Infn, Fernando Ferroni, dal responsabile dell’esperimento, Cristian Galbiati; Stefano Ragazzi, direttore dei Laboratori, e Speranza Falciano, della giunta dell’Infn. «L’esperimento è finanziato con 50 milioni di euro, di cui 40 provenienti dagli Stati Uniti e gli altri 10 dal governo italiano», ha detto Galbiati, di origini milanesi, professore all’università americana di Princeton “prestato” all’Infn.
«Dal lavoro portato avanti dai ricercatori dell’Infn e dalla Gran Sasso Science Institute», ha detto il ministro De Vincenti, «scuola di recente costituzione (il cui rettore è Eugenio Coccia, già direttore Infn, ndr), arriva il segnale che L’Aquila è un punto di riferimento mondiale nel campo della ricerca. Nei Laboratori del Gran Sasso si fa ricerca pura e contemporaneamente si vedono ricadute concrete per la vita dei cittadini e delle persone che fanno ricerca».
«Questo esperimento porterà una forte ricaduta per l’Abruzzo, sia in termini scientifici, che occupazionali – intanto con le 37 assunzioni – e economici. Due delle aziende in corsa per costruire la “camera”, nel bando europeo proposto dalla Regione Abruzzo, sono locali, ovvero la Walter Tosto di Chieti e la LFoundry di Avezzano», ha precisato il professor Galbiati.
Si tratta di due società che hanno già lavorato con l’Infn e altamente specializzate.
«Basti pensare che una macchina per saldature con fascio di elettroni è in Francia e una in Giappone», ha sottolineato Galbiati, «e ultimamente la Francia ha avuto una commessa di 18 miliardi di euro».
«Ci sono progetti nel mondo dove il Cern esporta la tecnologia dell’Infn trasferita all’industria», ha precisato Galbiati, che è cresciuto nei Laboratori del Gran Sasso entrando nel 1994 come borsista e poi è diventata una delle “menti” emigrate all’estero, come il teramano Aldo Ianni, che dirige il Laboratorio sotterraneo di Carnfranc, in Spagna, che svolge sempre ricerche sulla materia oscura. «Peccato che a nessuno venga in mente che una grande infrastruttura di ricerca in Italia, non sarebbe un costo, ma un guadagno: i ritorni industriali fruttano al Cern 40 milioni di euro per ogni tecnologia che viene esportata».
Un partner importante è la Regione Abruzzo. In rappresentanza c’era il vice presidente, Giovanni Lolli: «Abbiamo messo a disposizione 20 milioni di euro complessivamente, di cui 5 subito», ha detto Lolli, «e poi speriamo che vincano il bando le due aziende abruzzesi».
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