L’Abruzzo diventa tropicale tra zanzare, cimici e formiche

Il clima che cambia crea un habitat ideale per specie mai viste prima e cresce l’allerta. Dopo i primi casi di West Nile molti comuni rafforzano la bonifica contro la proliferazione
TERAMO. Tante zanzare in estate, anche nelle zone interne e montane dell’Abruzzo, non si erano mai viste. Uno degli effetti dell’ondata di caldo estremo e del clima che cambia provocando una rapida proliferazione e una maggiore aggressività di zanzare, zecche e blatte. La correlazione è immediata: l’aumento delle temperature medie, la globalizzazione del commercio e gli spostamenti turistici in crescita, stanno facilitando la diffusione di nuove specie di insetti come cimici asiatiche, cavallette africane, scarabei giapponesi e formiche rosse. Insetti che trovano nel nostro territorio, sempre più caldo, un habitat ideale e che, in molti casi, hanno effetti devastanti sulle coltivazioni. È in corso di accertamento all’Istituto Zooprofilattico di Teramo il quinto caso di infezione da West Nile in Abruzzo: gli esperti parlano di una «micro-epidemia, che al momento non desta preoccupazione».
In tre pazienti l’infezione è stata neuroinvasiva con la necessità di ricovero: tutti anziani tra i 70 e gli 80 anni e con patologie pregresse. Secondo le statistiche, solo un caso su 150 si rivela particolarmente aggressivo ed esiste un rischio minimo di possibile decesso. Nicola D’Alterio, direttore dell’Istituto zooprofilattico di Teramo, invita alla prudenza: «Per quanto riguarda l’infezione da West Nile, al momento il rischio è moderato», spiega D'Alterio, «l’80% dei casi risulta asintomatico e solo l’1% dà sintomi importanti in soggetti fragili e anziani. Del resto, il clima sta cambiando e sono in aumento gli spostamenti verso le zone asiatiche. Il movimento di merci e persone è cresciuto in modo esponenziale, negli ultimi decenni: un aereo che parte dal Sud Africa e arriva in Europa porta dietro di tutto, anche le zanzare. Si ipotizza che la zanzara tigre sia arrivata in Europa attraverso i copertoni delle auto. La realtà è che queste specie “aliene” per le nostre zone trovano, oggi, terreno fertile per via del cambiamento climatico che ha investito anche l’Abruzzo».
E cosa fare? «Possiamo studiare questi fenomeni», dice D’Alterio, «fare ricerca, approfondire i processi, trovare i vaccini: è quello su cui siamo impegnati come Istituto zooprofilattico. Al momento non esiste un allarme in Italia e in Abruzzo relativo alla diffusione della West Nile: piuttosto c’è un cambiamento generale in atto che va tenuto sotto controllo. Le zanzare, oggi, riescono a sopravvivere fino a 1.500 metri di altitudine. In passato non era così». I ricercatori dell'Istituto zooprofilattico di Teramo studiano da decenni questi cambiamenti: in Africa hanno avviato da tempo progetti sulla Blue tongue. «Recentemente», afferma D’Alterio, «ci siamo occupati della febbre della valle del Rift in Mauritania, dove sono diffuse malattie che hanno un rischio di penetrazione nel continente europeo. Il cambiamento climatico incide profondamente sulla diffusione di virus e malattie infettive».
Intanto, dopo i casi di West Nile molti comuni abruzzesi stanno rafforzando le attività di bonifica e contro la proliferazione delle zanzare. La misura riguarda molti centri della costa adriatica, dove in questo periodo il tema della prevenzione resta particolarmente sentito. A Pescara prosegue il calendario ordinario di disinfestazione già programmato nei diversi quartieri per mantenere alta la soglia di attenzione sugli arbovirus, cioè i virus trasmessi da insetti vettori come le zanzare. L’obiettivo è ridurre il rischio di diffusione, pur in assenza di situazioni di emergenza sanitaria generalizzata in città.
Ma l’emergenza riguarda anche le colture e, più in generale, l’ambiente. Viale San Giovanni in Venere è una strada provinciale con folte alberature: il Comune di Fossacesia ha segnalato alla Provincia di Chieti e alla Regione Abruzzo la presenza di sintomi compatibili con un possibile attacco di cocciniglia. La segnalazione nasce dall’osservazione di alcuni segnali sulle piante, tra cui ingiallimento e caduta anticipata degli aghi, presenza di melata e conseguente fumaggine, indebolimento della chioma e riduzione della vitalità dei rami più giovani. Le elevate temperature e la prolungata siccità dell’ultimo periodo possono aver favorito l’insorgenza e la diffusione del fenomeno.
Il caldo eccessivo è alla base della proliferazione della mosca dell’olivo, detta anche mosca olearia: un piccolo parassita che punge i frutti per deporre le uova. Le larve scavano all'interno delle olive, rovinando il raccolto e la qualità dell’olio. I rischi, in questo caso, aumentano a fine estate con l'umidità e le piogge, specie nelle aree costiere e collinari. L’invasione della cimice asiatica, in Abruzzo, rappresenta una seria minaccia per le coltivazioni locali di frutta e ortaggi: per coordinare la difesa dei frutteti e contrastare i danni all’economia agricola la Coldiretti regionale ha attivato una serie di tavoli di monitoraggio, di concerto con la Regione.
L’impatto della cimice asiatica sui raccolti è pesante: l’insetto, la cui riproduzione è favorita da inverni miti ed estati calde, danneggia mele, pere, pesche e ortaggi bucando i frutti e rendendoli invendibili. Le ondate di calore estremo stanno provocando, inoltre, l’innalzamento delle temperature marine che favoriscono la diffusione del granchio blu. Il caldo e la crisi anossica spingono questa specie invasiva a risalire i fiumi e a devastare gli allevamenti di vongole e cozze. Al contrario di quanto si possa pensare, le temperature elevate dell’acqua non frenano la specie, che depone milioni di uova e si diffonde senza sosta lungo le coste italiane e abruzzesi. Le ondate di calore, infatti, soffocano cozze, vongole e produzioni ittiche di lagune e stagni, ma non il granchio blu che continua a espandersi senza problemi. Confcooperative Agroalimentare e Pesca e le altre associazioni di categoria hanno rilevato un aggravamento dell’emergenza dall’Alto Adriatico al Tirreno. Tutta la costa abruzzese è interessata, con segnalazioni rilevanti nei compartimenti marittimi e nelle aree di pesca tra Giulianova, Pescara e Ortona.
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