Lago di Bomba, stop all’estrazione di gas

23 Gennaio 2018

No al progetto da Regione, 23 Comuni, comitato cittadini e ambientalisti. D’Alfonso contro il ministro: carteggio sospetto

PESCARA. Istituzioni e cittadini uniti per dire “no” al progetto di estrazione del gas sul lago di Bomba. È un fronte compatto quello costituito da Regione, Provincia di Chieti, 23 Comuni, associazioni ambientaliste e comitato “Gestione partecipata del territorio”. E manda un messaggio chiaro ai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico: va bocciata una volta per tutte l’istanza di coltivazione del giacimento di gas naturale. Troppi i rischi idrogeologici e di stabilità della diga artificiale, che già in passato fecero parlare di “rischio Vajont” anche in Val di Sangro.
LE RICHIESTE AI MINISTERI. Ieri mattina, negli uffici della Regione, sono state poste le ultime firme in calce alle lettere che, seduta stante, sono state inviate ai due Ministeri. «Sono stati sottoscritti tre documenti», spiega Massimo Colonna del comitato di cittadini che per la seconda volta ingaggiano battaglia contro i petrolieri, «la richiesta al ministero dell’Ambiente affinché esprima parere non favorevole alla valutazione di impatto ambientale del progetto; una al Mise di dichiarare definitivamente non coltivabile il giacimento di Colle Santo e ritirare dal mercato il permesso di ricerca; e una segnalazione al ministro Gian Luca Galletti e al comitato Via perché abbiamo scoperto un carteggio ufficioso tra il comitato Via e la società proponente».
IL CARTEGGIO SOSPETTO. Dirigenti del Ministero, cioè, nel chiedere alla Cmi integrazioni al progetto, avrebbero “suggerito” alla ditta come aggirare il principale motivo di opposizione, ossia l’applicazione del principio di precauzione. «Abbiamo rilevato come il Ministero si sia compiegato a dare suggerimenti maldestri», conferma il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, «questo mi fa dire che c’è stata distonia tra il livello politico del Ministero e alcuni livelli funzionariali. Io spero che si apra un contenzioso sulle parole che sto dicendo. Mi piacerebbe che questa patologia generasse un vero e proprio conflitto istituzionale», conclude il governatore. Parole che hanno il sapore di un attacco nei confronti di alcuni livelli dirigenziali del dicastero dell’Ambiente, “rei” di presunte irregolarità messe nero su bianco nell’esposto alla Procura di Roma presentato alcuni giorni fa da Massimo Colonna.
ARTA NEL COMITATO VIA. La Regione, dal canto suo, ha individuato due debolezze negli ingranaggi del lavoro di competenza del ministero. «Uno riguarda il viziato ritardo nell’inserimento del delegato abruzzese, il direttore generale dell’Arta, quale componente del comitato Via nazionale», precisa D’Alfonso, «il quale ha diritto a sedere lì e a condurre parte delle istruttorie di nostra competenza. Ho segnalato la cosa, per rendere certa la data, anche alle prefetture di Roma e Pescara e all’autorità giudiziaria. L’altro è che abbiamo tolto di mezzo il suolo: l’Arap non ha concesso alcuna proroga alla Cmi. Siamo pronti a reggere un eventuale contenzioso civilistico e anche a prevalere. Le aree devono essere disponibili solo per investimenti che portano ricchezza».
I RISCHI IDROGEOLOGICI. «La Regione già tre volte ha detto no al progetto, con due espressioni del proprio comitato Via e con una deliberazione di giunta regionale», sottolinea il sottosegretario Mario Mazzocca, «e dice sì al principio di precauzione, basato sul problema della subsidenza dell’area: ovvero l’assoluta insicurezza che andando a trivellare lì non succeda qualcosa al lago di Bomba e ad altre aree limitrofe. Un principio sancito dal Consiglio di Stato, che nel 2015 ha bocciato il primo progetto presentato dalla Forest. Spostare di qualche centinaio di metri il punto in cui trivellare (come prevede il piano riproposto dalla Cmi Energia, ndr), non ci mette al riparo da effetti negativi». «Siamo soddisfatti per quanto raggiunto fino a oggi», dice il sindaco di Bomba, Donato Di Santo, presente con i colleghi di Paglieta, Altino, Perano, Pennadomo, Villa Santa Maria, Torricella Peligna e Roccascalegna, «la Regione ha saputo fare sintesi su un tema importante». «È inconcepibile che si voglia insistere su un progetto inutile e pericoloso per il territorio», commenta Luciano Di Tizio del Wwf Abruzzo, «siamo ben contenti di questa unione tra istituzioni e cittadini in difesa di un territorio che non merita di essere trattato con sufficienza».
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