Latte allo iodio in Abruzzo: sfida anti crisi di 11 aziende

Progetto dell’Università di Teramo con lancio di un nuovo prodotto sul mercato Martino: «Utilizziamo anche zinco e selenio indispensabili per l’alimentazione»
PESCARA. La premessa è tutto: in Abruzzo circa il 50% della popolazione soffre di carenza di iodio, importante nell’alimentazione quotidiana. Lo iodio assicura il normale accrescimento dell’organismo ed è indispensabile per la produzione degli ormoni tiroidei che hanno un ruolo chiave nella regolamentazione dei processi metabolici cellulari e nelle funzioni vitali, come l’accrescimento e lo sviluppo di diversi organi. Ma c’è anche un altro preambolo: il settore zootecnico regionale, a basso impatto ambientale e con prodotti ricchi di alimenti, attraversa un periodo di crescente difficoltà. Come rispondere alle due introduzioni? Ecco: proponendo al settore lattiero caseario la produzione di latte iodato. È quanto prevede il progetto “Innovazione della filiera bovina del latte in Abruzzo per le produzioni lattiero casearie ad elevato contenuto salutistico ed ecocompatibile”, finanziato dalla Regione Abruzzo nel Psr 2007-13 Misura 1.2.4. e promosso dall’Università di Teramo attraverso il Consorzio di ricerca “Innovazione tecnologica, qualità e sicurezza degli alimenti” con sede nell’Ateneo aquilano e costituito da un’aggregazione di imprese, università, centri di ricerca, enti pubblici e privati che operano in Abruzzo.
«Nell’ottica del miglioramento e della differenziazione di prodotto», spiega Giuseppe Martino, docente di Produzioni animali nella facoltà di Bioscienze, tecnologie agroalimentari e ambientali dell’Università di Teramo, promotore e responsabile scientifico del progetto, «prevediamo l’arricchimento del latte di importanti microelementi indispensabili per la nutrizione dell’uomo e delle fasce più deboli, come zinco, selenio, acidi grassi Omega 3 e, novità assoluta, iodio, non aggiunti direttamente nel latte ma integrati nell’alimentazione delle vacche da latte. In particolare», sottolinea Martino, «l’apporto giornaliero di iodio raccomandato è di circa 150 microgrammi; in gravidanza e durante l’allattamento il fabbisogno sale a circa 250 microgrammi al giorno. La carenza di iodio è uno dei problemi di salute pubblica più importanti: circa 5 milioni di italiani sono esposti agli effetti della carenza iodica e, specialmente nel caso degli anziani, non sempre rimedi come il sale iodato, approvato dalla legge, sono consigliabili. Lo zinco», aggiunge Martino, «è un microelemento essenziale per la crescita ed è coinvolto in importanti processi vitali nell’organismo umano. Anche il selenio è fondamentale per l’uomo».
Dallo scorso mese di marzo, la fase di sperimentazione del progetto è entrata nella industrializzazione dei risultati. «Le attività di ricerca», riprende il professor Martino, «hanno reso possibile l’ottimizzazione della dieta delle bovine da latte tale da produrre il latte con quantità conosciuta e controllata dei microelementi sperimentati. Un bicchiere di latte sperimentale da 200 ml, può soddisfare mediamente il 70-80% della Dose giornaliera raccomandata (Rda) per quanto riguarda l’apporto di iodio, il 16-18% per il selenio e il 6-10% per lo zinco».
Sono 11 le aziende di bovine da latte abruzzesi che stanno applicando i risultati della ricerca per la produzione del latte arricchito di iodio, selenio e zinco. Saranno proposti ai consumatori sia il latte arricchito (il latte alimentare) sia i prodotti trasformati realizzati con il latte allo iodio. «In questo modo», conclude il professor Martino, «gli allevatori, stretti dalla morsa della crisi e dei prezzi bassi del latte alla stalla, potranno trovare spiragli di successo per il futuro».
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