«Lavoratori a casa se qui non arriva la solidarietà»

13 Gennaio 2016

L’appello del presidente della Pilkington di San Salvo ai parlamentari abruzzesi «Evitate che questa regione sia penalizzata dagli ammortizzatori sociali»

SAN SALVO. Ammortizzatori sociali, contratti di solidarietà e occupazione. Figli e figliastri. L'Abruzzo ancora una volta snobbato da Roma. Graziano Marcovecchio, presidente di Pilkington Italia spa, non ci sta. Senza solidarietà, almeno 70 dipendenti devono andare a casa. Presa carta e penna, Marcovecchio lancia ai parlamentari abruzzesi e al governatore della Regione, Luciano D'Alfonso un appello: «Aiutate le aziende a dare occupazione. Senza ammortizzatori sociali centinaia di lavoratori perderanno il posto di lavoro».

Appunti, annotazioni e considerazioni a caldo scaturiscono dalla lettura delle novità sulla cosiddetta “solidarietà difensiva”. I contratti di solidarietà tutt'ora in corso alla Pilkington sono stati negli ultimi due anni un importante strumento di gestione dell'attuale crisi industriale e produttiva: «Nel leggere la stampa economica specializzata apprendo che si intravedono possibili integrazioni salariali ai contratti di solidarietà difensiva, in essere prima della riforma sugli ammortizzatori sociali dello scorso 24 settembre, e rese a favore di alcune società e gruppi in Italia, con il riconoscimento, forse già avvenuto in qualche sito e regione, dell’integrazione del 10% supplementare. Leggo inoltre di nuove idee in corso da parte di alcuni parlamentari, per ottenere il medesimo riconoscimento su altri siti produttivi in altri territori». «Come è noto, però», aggiunge il manager, «la legge di Stabilità 2016, appena approvata, non ha legiferato per il prolungamento dell’integrazione salariale elevata al 70% invece che al 60%, nemmeno per i contratti in essere e stipulati ante-riforma. E' da tutti riconosciuto che la solidarietà è un valido processo che consente di continuare a difendersi contro il perdurare di condizioni economiche di tutti i mercati non ancora ottimali, evitando rilevanti uscite dal mondo del lavoro di forte impatto sociale, nonché di ripartire su tutti i lavoratori i sacrifici di lavorare anche meno ma cercando di lavorare tutti. L’attuale mancata riproposizione integrativa per tutte le aziende coinvolte, da una parte comporterebbe sacrifici maggiori rispetto alla perdita di retribuzione reale, aggravando ancor più, i livelli di reddito dei lavoratori e la capacità di consumo degli stessi. Dall’altra vedrebbe riconoscere diritti solo ad alcune Regioni o solo ad alcuni settori produttivi».

Poi l'amara considerazione del presidente Pilkington che si aggiunge a quelle già fatte a novembre a D'Alfonso dalle Rsu: «Le aziende come Pilkington troveranno difficoltà crescenti a gestire le eccedenze di manodopera. Lo sforzo continuo che stiamo facendo è quello di utilizzare il meno possibile questi ammortizzatori sociali, ed in parte ci stiamo riuscendo. Ma finché in essere, questi istituti sono meritevoli di sostegno e senso di priorità», rimarca Marcovecchio, «rivolgo l’invito ai parlamentari della regione, al presidente e a tutte le Istituzioni di adoperarsi per cercare di rifinanziare l’integrazione supplementare del 10% così come sembrerebbe in corso altrove.Nella scala delle priorità, necessità come queste sono tra le più importanti. In passato, appelli come questo andarono a buon fine e non certo per merito di chi scrive, ma solo grazie all’impegno di tutti, soprattutto nel cogliere e capire l’importanza che rivestono problematiche come queste: l’augurio è che sia ancora così».

Paola Calvano

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