Le Camere di commercio anticipano i tagli: ora sono 2

Si uniscono Pescara-Chieti e L’Aquila-Teramo in vista del dimezzamento dei fondi Accorpati anche gli enti strumentali, su sedi e personale si confida sul governo
PESCARA. A Teramo i primi effetti della temuta riforma si sono già fatti sentire. La previsione dei tagli ha portato a cancellare i contributi a manifestazioni storiche come la Coppa Interamnia, a tagliare le presenze ad eventi fieristici internazionali, a ridimensionare le partecipazioni in società e consorzi come l’Ente Porto di Giulianova e il Centro Ceramico di Castelli. Sarà così anche a Pescara, L’Aquila e Chieti? Tutto dipenderà dalla legge delega che nei prossimi mesi – forse tra un anno – definirà il piano di accorppamento che da mercoledì vede in Abruzzo non più quattro Camere di commercio in Abruzzo (una per provincia) bensì due, con la fusione formale di Chieti con Pescara e di L’Aquila con Teramo.
Il piano di riordino è stato varato da Unioncamere su indicazione del governo nell’ottica della razionalizzazione delle imprese e malgrado le proteste che l’hanno accompagnato, vede l’Abruzzo in anticipo risptto ad altre regioni.
In sostanza come si evince dalla tabella in Abruzzo non ci sono più 4 Camere di commercio, ma due più grandi: così come degli altri sei enti che completano la “filiera” (aziende speciali, Cresa, Centro estero, Unioncamere) ne resteranno tre.
Ma che cosa succederà ai dipendenti (duecento circa solo nei quattro enti camerali)? E le attuali sedi in concessioni saranno dismesse?
Oggi è prevista in Regione la delibera di indirizzo, e poi?
«È bene chiarire che per il momento si parla solo delle fusioni», risponde Daniele Becci, presidente della Camera di commercio di Pescara in scadenza di mandato, «c’è tutta una norma da costruire sulla quale confidiamo molto. Il nostro lavoro, i nostri archivi, le nostre “specializzazioni” non possono essere buttati, così come in alternativa si deve pensare bene alla razionalizzazione di compiti, costi e investimenti». Già, perché il dato che viene intanto dato per certo è il dimezzamento dei fondi statali alle Camere di commercio. Una manovra che gli enti camerali abruzzesi sostengono di voler tamponare proprio con la riorganizzazione che dovrebbe consentire economie (costi standard, razionalizzazione delle società di sistema) , almeno pari a quelle previste nel decreto .
«I dipendenti non devono avere preoccupazioni: gli uffici resteranno, per il momento non ci sono prospettive diverse», afferma Il presidente dell’ente camerale aquilano, Lorenzo Santilli, cercando di smorzare le perplessità del personale: «Ridurre i costi non significa servizi peggiori: avremo due Camere più forti, più vicine al territorio e che corrispondano meglio i bisogni delle imprese».
Concetto ribadito anche dal segretario generale della Camera di commercio di Teramo Giampiero Sardi: «La questione non è l’accorpamento con L’Aquila, anzi una riorganizzazione in questo senso ha di sicuro effetti positivi in termini di ottimizzazione di risorse e di governance». Lo spauracchio è infatti il dimezzamento del diritto annuale a carico delle imprese dal 2015, riduzione che può tradursi, a cascata, in un taglio dei servizi alle oltre 42mila imprese iscritte nel Teramano. «Tutto dipende se il decreto legge 90 sarà convertito entro il 10 agosto così com’è», taglia corto Sarti, «il 90% delle imprese paga circa 90 euro l’anno per l’iscrizione alla Camera di Commercio, se la quota passasse a 40 euro l’impatto sarebbe notevole per un ente che non riceve risorse dallo Stato». In soldoni, la scure della spending review si abbatterebbe su un bilancio che oggi è di 5 milioni e 200mila euro tra diritti annuali (4 milioni circa) e di segreteria (1,2 milioni). Con il rischio di conservare uffici e personale (43 i dipendenti, una ventina quelli scesi in piazza a Roma l’altro ieri contro la riforma) ma perdere la centralità sul territorio: «Siamo un punto di riferimento per imprese e professionisti,solo quest’anno abbiamo avuto 60mila accessi gratuiti al nostro registro delle imprese».(hanno collaborato
Michela Corridore
e Fabrizio Marini)
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