Le difese: «Gli imputati vittime da immolare»

1 Febbraio 2017

L’avvocato Padovani: «Contestate accuse grottesche ai nostri assistiti Angiolini fu nominato nel 1993 che c’entra con l’inquinamento?»

L’AQUILA. Il processo d’appello sui veleni della discarica di Bussi entra nel vivo e ieri le difese hanno sparato altre bordate sul castello accusatorio. Le difese dei 19 imputati schierano autentici "big" della toga.

A cominciare da Tullio Padovani, professore di diritto penale all'Università di Pisa sui cui testi si sono formate generazioni di legali. Il noto avvocato non ha usato mezzi termini nella sua arringa. «Questi imputati», ha detto, «sono vittime sacrificali da immolare. Gli imputati, in questo caso, sono necessari per fare il processo, ma sono solo ostaggi processuali reclutati con tecniche sommarie di rastrellamento. Sono come burattini. Qui non vengono contestate condotte precise e inoltre si valutano comportamenti e condotte di 50 anni fa con criteri attuali». In riferimento al suo assistito, Guido Angiolini, l'avvocato ha spiegato che «entrò in Montedison nel 1993 a 61 anni, chiamato da Enrico Bondi, proveniente dalla Snia Viscosa». «Prima di allora non aveva avuto nessun rapporto con Bussi. Fu chiamato a gestire tutta la galassia del gruppo per risanare il bilancio dopo il caos della famiglia Ferruzzi. Era, quindi, il braccio destro di Bondi. Ora mi chiedo come si fa a imputare a questo manager un ipotetico disastro ambientale risalente a tanti anni prima, quando doveva occuparsi di decine e decine di società del gruppo». Secondo il legale, «doveva solo risanare il bilancio. Se le cose stanno così si potrebbe, allora, anche chiamare in causa lo stesso Bondi». Padovani ha ribadito la negazione dell'esistenza del reato di avvelenamento sostenendo che la tutela delle acque c'è al momento in cui si utilizza: «Non è pericolosa l'acqua che nessuno berrà». Poi ha ha voluto ribadire che le accuse sono estremamente generiche e le ha definite «grottesche».

Per sostenere le sue affermazioni ha anche citato antiche disquisizioni di Francesco Carrara, grande avvocato di fine Ottocento, da lui definito senza tema di smentita «il più grande penalista italiano».

«I 3,7 miliardi di vecchie lire spesi negli anni per il risanamento possono rappresentare una strategia d'impresa per distruggere l'ambiente? Il pubblico ministero non ha voluto tenere conto di questi fatti, le accuse sono solo nella sua mente». Così si è espresso l'avvocato Marco De Luca del foro di Milano, secondo difensore di Angiolini, nel suo intervento successivo a quello di Padovani. «C'è una contraddizione profonda con le tesi dell'accusa», ha detto, «rigettiamo duramente le ipotesi di dolo e avvelenamento, chiediamo l'assoluzione per Angiolini con la formula più ampia perché il fatto non sussiste», ha concluso il legale. La prossima udienza è fissata per venerdì prossimo per dare spazio ancora alle difese. Successivamente è stata fissata la data del 7 febbraio per le repliche della Procura generale e dell'Avvocatura dello Stato. La sentenza è prevista per metà febbraio, ma la data delle possibili repliche delle difese e poi della camera di consiglio non sono fissate. I tempi sono slittati anche per permettere ai rappresentanti della Procura generale di esaminare le ponderose memorie depositate in questi giorni dagli autorevoli avvocati degli imputati. Inoltre il collegio, presieduto da Luigi Catelli e Armanda Servino ha dovuto già rinviare due udienze per il terremoto. Ecco perché il calendario non è stato rispettato.

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