Le imprese investono poco sale la disoccupazione

18 Novembre 2014

PESCARA. «Una situazione di straordinaria difficoltà del sistema economico regionale che continua a non mostrare alcun segnale di effettiva ripartenza dopo anni di profonda crisi che da finanziaria...

PESCARA. «Una situazione di straordinaria difficoltà del sistema economico regionale che continua a non mostrare alcun segnale di effettiva ripartenza dopo anni di profonda crisi che da finanziaria si è trasformata in economica per divenire quindi sociale». E' la fotografia dell’Abruzzo scattata dall'Indagine semestrale sull'industria abruzzese, relativa al periodo gennaio-giugno 2014, curata da Confindustria. Uno studio che per l'ennesima volta parla di «elevato rischio di deindustrializzazione del territorio» e sottolinea la necessità di «un vero e proprio shock immediato che consenta la ripartenza». L'indagine è stata presentata ieri, nella sede degli industriali, a Pescara. C'erano, tra gli altri, il presidente di Confindustria Abruzzo, Mauro Angelucci, il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, il consigliere regionale di Forza Italia Gianni Chiodi, il consigliere incaricato Centro Studi Confindustria Abruzzo, Silvano Pagliuca, il direttore territoriale di Bper, Guido Serafini, l'economista Giuseppe Mauro. Tra i dati negativi presenti nell'indagine spicca in particolare l’anagrafe delle aziende manifatturiere, con un saldo negativo tra iscrizioni e cessazioni pari a 264, e il tasso di disoccupazione, salito dell'1,2%. Per quanto riguarda gli indicatori di produzione e commerciali significativo è il dato sugli investimenti, effettuati solo dall 15% delle imprese. Dati negativi si registrano anche nei settori di alimenti e bevande, edilizia e tipografico. Numeri positivi, sul fronte investimenti, per settore farmaceutico ed elettronica. Negative anche le previsioni degli imprenditori sugli investimenti nel secondo semestre: sono previsti da meno del 10% delle aziende. Confindustria invita allora la politica a «prendere coscienza della gravità della situazione e decidere di intervenire immediatamente usando al meglio le risorse disponibili su tutta una serie di priorità», tra cui semplificazione amministrativa, credito, rapido e corretto utilizzo dei fondi a disposizione, a cominciare da quelli comunitari, infrastrutture e servizi per le imprese, gestione aree industriali, politiche industriali e del territorio. «I dati sono preoccupanti», dice Angelucci, «e bisogna mettersi insieme e lavorare. Quando c'è stata la volontà, vedi la sanità col precedente Consiglio regionale, le cose sono state fatte». Lolli si sofferma invece sul valore delle aziende che non soffrono la crisi: «Dobbiamo dedicarci molto alle aziende che stanno bene perché è da queste che possono venire quelle indicazioni di ripresa che poi aiutano l'intero sistema».

Lorenzo Dolce

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