Le sale diventano depositi, parcheggi e supermercati

5 Luglio 2015

L’AQUILA. Strutture troppo care, format che non attirano, qualità poco sostenibile. La crisi delle discoteche rappresenta un fenomeno riscontrabile con esempi in tutta la Penisola. Un servizio dal...

L’AQUILA. Strutture troppo care, format che non attirano, qualità poco sostenibile. La crisi delle discoteche rappresenta un fenomeno riscontrabile con esempi in tutta la Penisola.

Un servizio dal titolo “Abbandonate e in rovina: la dura fine delle discoteche” su LinkPop (www.linkiesta.it) raccontava la parabola di ex locali “cult” come il Boom, a Montecchio Maggiore (Vi), oppure il Cesar Palace di Magliano Alpi (Cn), Le Cupole di Soave (Vr), oltre all’Hippodrome di Monfalcone (Go), fino al Sandokan di Verbania e al Disco Mirò di Bolzano.

Tutti locali che hanno pagato a duro prezzo il passaggio di millennio. Molte discoteche, tra quelle che non sono state subito riadattate – di solito diventano depositi, parcheggi e supermercati – vengono messe in vendita.

Un fenomeno che non risparmia neanche le grandi città come Milano (ex Zoe, tempio della musica metal) oppure Roma (si pensi ad esempio al Marron Glacè che ha messo in vendita anche le sue scenografie retrò. Di fatto, il mondo delle discoteche ha iniziato la sua lenta decadenza a partire dagli anni Duemila.

Prime chiusure importanti, incassi in calo, difficoltà per gestire i costi delle grandi strutture. I gusti sono cambiati, le cose sono cambiate e i locali ibridi, stile disco-pub o disco-bar, hanno preso il sopravvento. E così, lo scenario in molte zone urbane è desolante. Luoghi dimenticati, edifici in disuso, svuotati e persi tra zone industriali e strade di campagna. Spazi a metà tra il degrado e l’affascinante profumo delle testimonianze architettoniche di un tempo passato, seppur recente ma lontanissimo. (fa.i.)

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