Le ultime ore di vita del boss Messina Denaro: già avviate le pratiche per la sepoltura

L’ex latitante è sorvegliato a vista dagli agenti nell’ospedale “militarizzato” Mistero sul luogo della tumulazione e sul mezzo che trasporterà la salma
L’AQUILA. Quella che si respira da un paio di giorni all’ospedale San Salvatore è un’aria di attesa. Ormai per Matteo Messina Denaro, il boss mafioso rimasto latitante per 30 anni, si contano le ore. Forse i minuti. A metà dello scorso gennaio si era, praticamente, fatto arrestare sia perché consapevole della gravità del tumore al colon che lo aveva colpito sia perché aveva capito che le forze dell’ordine gli erano ormai addosso.
Da quando è entrato nel carcere aquilano delle Costarelle, il suo unico pensiero è stato di essere curato bene. E nei corridoi dell’ospedale, anche fra gli addetti ai lavori, si dice che il “padrino” ha avuto tutte le attenzioni possibili. Dall’8 agosto si trova al San Salvatore passando, a seconda delle necessità, dalla cella riservata ai detenuti alla Rianimazione. E’ guardato a vista dagli agenti. Un medico e un infermiere sono a disposizione 24 ore su 24 soltanto per lui. Ieri mattina, intorno all’ospedale il clima era un po’ più “elettrico” del solito. Forze dell’ordine, cronisti, personale sanitario e persino pazienti: tutti in attesa di “intercettare” l’ultimo respiro del boss. Quella di Matteo Messina Denaro per L’Aquila è stata una presenza ingombrante. Vedere un ospedale “militarizzato” un po’ di ansia la mette a tutti, anche a chi ci capita per una visita di routine. Ora siamo al finale di partita. Ma il boss, che si è macchiato di crimini indicibili, continuerà a essere ingombrante anche da morto. Quando e come sarà fatto uscire dal San Salvatore? Su un carro funebre o un furgone anonimo? Dove verrà seppellito? E sarà reso noto o meno il luogo della tumulazione? Per tutta la giornata di ieri le agenzie hanno lanciato notizie di dettaglio.
Questa per esempio: «Asl e la famiglia del boss al lavoro per le pratiche del post mortem. Si stanno organizzando le fasi successive al decesso del padrino e quelle della riconsegna della salma alla famiglia, rappresentata dalla nipote e legale Lorenza Guttadauro e dalla giovane figlia Lorenza Alagna, riconosciuta recentemente e incontrata per la prima volta nel carcere di massima sicurezza dell’Aquila nello scorso aprile». E poi è stato ricordato che «i medici del San Salvatore hanno interrotto la chemio, perché il fisico del boss è troppo debilitato per sopportarla, e l'hanno prima sottoposto alla terapia del dolore, poi alla sedazione».
Il capomafia ha voluto «indicare in un testamento biologico le sue volontà specificando di non voler subire accanimento terapeutico. Una disposizione precisa che obbliga i medici a idratarlo, ma a non rianimarlo e a non alimentarlo». Ieri ci attendeva la “notizia” e invece, fanno sapere ancora le agenzie «contro ogni previsione iniziale dei sanitari che lo hanno in cura, Messina Denaro, ha superato la notte». Matteo Messina Denaro ha scoperto la malattia nel 2020 quando un endoscopista di Castelvetrano eseguì degli accertamenti. Il boss è stato operato una prima volta a Mazara del Vallo, poi, per la asportazione di metastasi al fegato, una seconda volta alla clinica Maddalena di Palermo, dove il 16 gennaio è stato arrestato. Le cure sono proseguite dopo la cattura nel carcere di Preturo . Dall'istituto di pena è uscito due volte per sottoporsi a interventi chirurgici, l'ultimo dei quali ad agosto. Da allora, per disposizione dei medici, non è più tornato in cella.

