“Lebbra” degli olivi l’Abruzzo è indenne ma l’allerta cresce

1 Marzo 2015

È allarme per l’infezione da Xylella che ha colpito la Puglia La Regione prepara un monitoraggio delle coltivazioni

PESCARA. Nessun focolaio di xylella in Abruzzo. La Fastidiosa o lebbra dell’olivo che ha messo in ginocchio l'olivicoltura salentina resta, fortunatamente, confinata al sud della Puglia. La conferma arriva dal servizio fitosanitario della Regione Abruzzo. «Stiamo approntando un monitoraggio, peraltro previsto dal decreto ministeriale, per evitare che la malattia si insedi ed intensificheremo i controlli al momento del rischio fitosanitario, vale a dire in primavera tra aprile e maggio. Con le temperature invernali il rischio di trasmissione è nullo» tranquillizza il responsabile della struttura regionale, Domenico D'Ascenzo.

Non si può invece prevedere, spiega il tecnico agronomo, il rischio di nuovi attacchi della mosca dell'olivo responsabile della débacle (raccolti mancati, frantoi fermi, qualità compromessa e prezzi alle stelle) registrata con l'ultima campagna olearia (In Abruzzo perso l'80% della produzione). «Perciò il livello di allerta degli olivicoltori nel 2015 deve essere alto» intima D'Ascenzo. Dai primi di luglio occorrerà monitorare le drupe e gli attacchi ed eventualmente intervenire chimicamente ai primi segnali. La difesa della mosca, se presa in tempo, non è difficile e il risultato sicuro». Come per gli esseri umani la prevenzione può rappresentare un'arma efficace per contrastare l'insorgere di patologie. Nel caso della temibile lebbra dell'olivo è fondamentale in questo momento fare barriera nella regione colpita distruggendo le piante malate -«una perdita di capitale, ma necessaria» fa rilevare Claudio Di Mercurio, produttore nell'area vestina e consigliere Coldiretti Penne - e bloccando il traffico veicolato dai vivai sul territorio per impedire l'avvento del batterio tramite gli insetti vettori presenti su numerose piante, ad esempio gli oleandri che adornano l'Autostrada del sole. «Occorre bloccare il traffico dai vivai, in Abruzzo potenzialità e condizioni perché il terribile batterio attecchisca ci sono! Se arriva qui troverebbe terreno fertile e condizioni climatiche ideali» avverte Pietro Di Paolo, agronomo della direzione agricoltura regionale. Consapevole del rischio quanto preoccupato «per la possibilità di perdere un patrimonio unico al mondo» si dice un frantoiano vignaiolo vanto assoluto d'Abruzzo, Francesco Paolo Valentini, intimamente legato al territorio della blasonata azienda di famiglia e al paesaggio disegnato dalla Dritta Lauretana. «L'Ue ha stanziato due milioni di euro per il monitoraggio degli olivi ma quella cifra è ancora inutilizzata, sarebbe il caso che la zona colpita in Salento venisse isolata ma lì dormono, la nostra classe politica dorme» polemizza «e noi tutti rischiamo di perdere un bene di pregio esclusivo e irriproducibile, il nostro paesaggio». «L'arrivo della xylella è legato ai cambiamenti del clima in atto con gli inverni miti» aggiunge il produttore artigiano di Loreto Aprutino «la situazione di caldo umido registrata tra novembre e dicembre qui da noi ha favorito lo sviluppo dell'occhio di pavone, un fungo che tende a far cadere le foglie dell'olivo. Intervenire ha dei costi perciò spesso gli agricoltori rinunciano a farlo». Altre misure per arginare il rischio xylella consistono nel non acquistare dai venditori di legna di olivi che arrivano dalla Puglia, avverte Valentini, e limitare quanto più possibile l'arrivo di piante esotiche ornamentali, inquinanti perché portatrici sane del batterio. E' il caso delle piante di caffè ordinate dal Brasile per adornare l'Expo di Milano.

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