Leombroni, la lettera choc va al vaglio della procura

Sospiri, Febbo e Smargiassi ribattono al presidente che denuncia falsi in bilancio E annunciano di inviare il documento alla giustizia ordinaria e alla Corte dei conti
PESCARA. La lettera choc di Giampiero Leombroni solleva una bufera in Regione. Al presidente dimissionario dell’Arap che ha denunciato presunti falsi nel bilancio 2018 dell’agenzia regionale per le attività produttive, che lui lascerà a fine giugno rispondono Lorenzo Sospiri, Pietro Smargiassi e Mauro Febbo. Annunciando che porteranno la lettera in procura come notizia di reato.
PARLA SOSPIRI. «Il contenuto della lettera di Leombroni è gravissimo. Descrive situazioni molto serie di cui, probabilmente, anche altre autorità dovranno prendere atto. Ma il centrodestra ha già preso in mano la situazione, pubblicando un nuovo bando per restituire una guida rigorosa alla struttura», afferma il presidente del Consiglio regionale, Sospiri, uno dei due destinatari, insieme al governatore Marco Marsilio, della missiva- bomba svelata ieri dal Centro.
STA ESPLODENDO. «Per mesi, io e Marsilio abbiamo sollecitato il Cda dell’Arap affinché procedesse ad assolvere ai propri compiti, fra i quali c’è l’approvazione del bilancio», prosegue Sospiri. «Oggi, la situazione sta esplodendo con una serie di dimissioni, da Leombroni, a un componente femminile dell’ente. Ma se le affermazioni del presidente dovessero trovare conferma, dovrebbero dimettersi tutto il Consiglio d’amministrazione e il direttore dell’Arap, ricordando fra l’altro che le attività dell’Azienda sono comunque oggetto di revisione da parte di un organo preposto».
«Il nostro compito, come nuovo governo regionale, è invece quello di garantire una guida diversa all’Arap. La procedura è già partita con la pubblicazione del nuovo bando. In più mi ero già preoccupato di invitare a una riunione congiunta tutti i capigruppo della Regione, compresi quelli d’opposizione, per aprire una discussione di merito visto che si tratta di nomine che riguardano anche loro, e per ridare a quel segmento amministrativo una guida autorevole».
LA VIGILANZA. Passiamo quindi a Smargiassi. Per il consigliere regionale dei 5 Stelle che guida la commissione di Vigilanza della Regione, «le dichiarazioni, messe nero su bianco, da Leombroni e indirizzate al presidente Marsilio, non sono altro che la conferma delle gravissime accuse lasciate a verbale dallo stesso presidente dell’Arap, acquisite agli atti dell’ultima Commissione Vigilanza, sulle quali ritengo opportuno che gli organi competenti facciano massima chiarezza».
Per Smargiassi, a questo punto, c’è l'obbligo d’interessare della vicenda Procura della Repubblica e Corte dei Conti. «Le accuse di Leombroni, sul bilancio di esercizio 2018, meritano di essere accertate e approfondite, perché provengono da colui che, seppur dimissionario, è da cinque anni al vertice dell’Arap. In tal senso», conclude Smargiassi, «da presidente della commissione Vigilanza, credo che sia un atto dovuto a tutela della Regione Abruzzo e dei suoi contribuenti, rivolgermi alla giustizia ordinaria e contabile».
TANTE DOMANDE. E infine Febbo, l’assessore alle Attività produttive che da mesi incalza Leombroni per farlo dimettere e che ora affonda la lama dello spoil system: «È gravissimo che il presidente del Cda di un ente pubblico dichiari la non genuinità del documento finanziario senza la sua preventiva analisi e relativa approvazione da parte dell’organo collegiale». Esclama il forzista.
«Se il bilancio 2018 è falso», continua, «perché Leombroni non l’ha denunciato prima?». Ed ancora: «Il bilancio 2018 non è il frutto di atti amministrativi che egli stesso ha sottoscritto, e perché se accorge solo ora? Peraltro, l’ufficio e il personale che ne hanno curato la redazione sono sempre gli stessi che hanno portato all'approvazione ben altri quattro documenti precedenti, uno con Leombroni commissario e tre come presidente di Arap. Che cosa ha scoperto, oggi, Leombroni di così tanto grave e all'improvviso?», chiede infine Febbo annunciando, anche lui, che si rivolgerà alla magistratura.

