Lettere di diffida dalla Asl: «Restituite le indennità»

17 Maggio 2018

Lo stipendio è di 1.600 euro netti ma ne dovranno ridare più di 1.000 in 48 rate Gli interessati accusano: «Uno tsunami sociale nell’indifferenza della politica»

PESCARA. Il loro stipendio mensile si aggira sui 1600 euro netti, nonostante i turni giornalieri da dodici ore. Adesso rischiano di doverne restituire almeno mille. Sono le guardie mediche, oggi chiamate di “continuità assistenziale”, che dopo la cancellazione dell’indennità di rischio di 4 euro l’ora, si trovano nella condizione di dover restituire somme di diverse decine di migliaia di euro alla Regione, percepite nel corso degli anni in virtù di un contratto collettivo. Il provvedimento regionale con il quale è stata sospesa l’erogazione dell’indennità di rischio, adottato dopo che la Corte dei conti ha chiesto chiarimenti all’ente locale, è stato accompagnato dalla decisione di richiedere, retroattivamente, tutte le somme che i medici hanno percepito nel corso degli anni. La Asl dell’Aquila ha già inviato le lettere per richiedere indietro i soldi. Si parla di cifre che in alcuni casi sfiorano i 50-60mila euro, che i medici potranno restituire in 48 comode” rate da 1.041 euro. Significa che per 4 anni dovranno lavorare, sostenendo anche delle spese, e mandare avanti la famiglia forti di ben 550 euro al mese. Una situazione che in Abruzzo riguarda circa 500 medici.
A sollevare il caso è uno dei diretti interessati, N.M.: «Uno tsunami sociale», dice, «che si è abbattuto sulla vita di centinaia di lavoratori, dopo che la oramai nota delibera di giunta regionale del 2017, nella quale veniva deciso che, sulla base di una semplice richiesta di spiegazioni della Corte dei conti, i medici di guardia non percepissero più i 4 euro lordi di compenso previsti da un accordo regionale del 2008».
Lo scorso autunno c’erano state delle proteste da parte delle guardie mediche, che hanno semplicemente smesso di svolgere compiti che non spettavano loro, ma che avevano sempre garantito. Risultato: ospedali con i pronto soccorso al limite del collasso. A seguito delle proteste sono stati avviati contatti con la giunta regionale che si era impegnata a trovare una soluzione. A novembre, la Regione aveva manifestato la disponibilità a cancellare la delibera. «Dopo un autunno di proteste, il Governatore d’intesa con i sindacati e le 4 Asl abruzzesi, hanno trovato un accordo per la continuità assistenziale. L’accordo integrativo aziendale stabiliva che a partire dal primo febbraio 2018 per prestazioni aggiuntive dei medici, venivano erogati 4 euro lordi l’ora per le attività ambulatoriali, ma nelle buste paga di febbraio, marzo e aprile, il compenso per aver svolto servizio aggiuntivo come previsto dall’accordo regionale sottoscritto da D’Alfonso, le Asl e i sindacati, non c’era. L’ennesima presa in giro».
Non solo le Asl non hanno erogato l’indennità, ma addirittura, come è accaduto all’Aquila, sono partite le lettere per chiedere la restituzione delle somme pregresse entro il 30 giugno, con possibilità di rateizzare. Esempio, che verosimilmente sarà seguito da tutte le altre Asl abruzzesi.