Lupi uccisi, trovate impronte. Potenziati i controlli nei boschi

Tracce sulle pellicole usate per realizzare i bocconi avvelenati. Scattano divieti in alcune zone
ALFEDENA. I killer dei lupi potrebbero aver lasciato le impronte sul sentiero. E forse anche tracce sulle pellicole delle esche utilizzate per uccidere. Ne sono convinti gli esperti che stanno esaminando i sacchetti di plastica trovati dal nucleo antiveleno con la speranza che si riesca a risalire a elementi utili per risalire agli autori della strage. Gli esemplari morti, 24 in tutto, di cui 21 lupi, sono rimasti vittime di una trappola pianificata con estrema crudeltà che ha trasformato i sentieri montani in uno scenario di disastro ecologico. Le analisi tossicologiche eseguite sui campioni prelevati tra i comuni di Pescasseroli e Alfedena hanno identificato con precisione “l’arma del delitto” nei fitofarmaci, ovvero prodotti agricoli di facile reperibilità ma letali se ingeriti.
I veleni sono stati inseriti con cura all’interno di bocconi di carne poi sigillati in sacchetti di plastica, una modalità di confezionamento che non lascia spazio a dubbi sulla natura premeditata del gesto volto a sterminare i predatori. Ora la Procura di Sulmona ha disposto analisi specifiche sui sacchetti di plastica rinvenute con la speranza di dare un volto e un nome ai responsabili. Intanto si è messo in moto il gruppo interforze che è stato costituito lo scorso mercoledì nel corso di un summit che si è tenuto all’ultimo piano del tribunale di Sulmona. Sono quindici gli uomini in divisa, tra carabinieri forestali e guardiaparco, che stanno perlustrando tutte le aree coinvolte dagli avvelenamenti.
Un monitoraggio che avviene in stretta collaborazione con la Procura di Avezzano, competente per il territorio comunale di Bisegna. Le perlustrazioni, annuncia il direttore del Pnalm, Luciano Sammarone, avvengono nelle aree comprese in cinque Comuni: Pescasseroli, Alfedena, Barrea, Bisegna e Corcumello. È salito infatti a 21 il numero dei lupi uccisi in pochi giorni nel territorio abruzzese. Le ultime carcasse sono state rinvenute tra Pescasseroli (tre) Bisegna (quattro) e Barrea (una) insieme a tre volpi e una poiana, mentre le prime tredici erano state tra Alfedena, Pescasseroli e Corcumello (frazione di Capistrello).
Un’azione sistematica e prolungata che, anche se in alcuni casi non sono stati ancora trovati i bocconi, rafforza in modo gravissimo il sospetto di avvelenamento, soprattutto per la presenza contemporanea di più specie morte negli stessi contesti. Per uccidere i lupi del Parco nazionale d’Abruzzo sono stati impiegati veleni utilizzati in agricoltura, facilmente reperibili in commercio. Si tratterebbe di fitofarmaci che in alcuni casi sono stati isolati e captati con le analisi di laboratorio. L’inchiesta diventa plurale e di sdoppia: un fascicolo è stato aperto dalla Procura di Avezzano per le carcasse rinvenute a Bisegna mentre un altro dalla Procura di Sulmona con il procuratore Luciano D’Angelo che ha dato una direzione precisa all’attività investigativa. L’ipotesi di reato è uccisione ingiustificata di animali.
Arriva l’ordinanza del Comune di Pescasseroli di interdizione di qualunque attività nelle località Colli Alti, Colli Bassi, Vallone Serienti e Balzo della Croce. Il provvedimento scatta a seguito dei ritrovamenti di carcasse di lupo e altri animali selvatici e resta in vigore fino al completamento delle operazioni di bonifica e alla conclusione delle indagini. «L’uso di veleni è un reato grave» aggiunge il Comune «mette a rischio le persone, gli animali domestici, la fauna selvatica, e contamina il territorio. Il Comune collabora pienamente con i carabinieri forestali, il Parco, il reparto carabinieri del Parco e la Procura per l’individuazione dei responsabili». Ed esorta a segnalare alle forze dell’ordine, anziché toccare, spostare o rimuovere qualunque esca, boccone o carcassa rinvenuta.
«Desidero ringraziare il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, per le parole di ferma condanna espresse in merito a quanto accaduto nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise», dice il presidente del Parco, Giovanni Cannata, «e per l’attenzione manifestata attraverso il rafforzamento dei controlli da parte del comando Unità forestali, ambientali e agroalimentari. In un momento di così straordinaria gravità, la vicinanza delle istituzioni nazionali rappresenta un segnale importante. La tutela del lupo, specie fondamentale per l’equilibrio ecologico, riguarda non solo il patrimonio naturale del Parco, ma un interesse pubblico più ampio: la difesa della biodiversità e della legalità. Il Parco continua a operare in stretto raccordo con la Procura e con il Cufaa, affinché si arrivi rapidamente all’accertamento delle cause di morte degli animali rinvenuti e all’individuazione dei responsabili. Siamo di fronte a un fatto di eccezionale gravità. Il Parco farà fino in fondo la propria parte, con il massimo impegno operativo e con la determinazione necessaria a difendere un patrimonio che appartiene alle comunità locali e all’intero Paese. Desidero inoltre ringraziare le istituzioni, le associazioni e quanti, in queste ore, hanno manifestato vicinanza, solidarietà e sostegno al Parco di fronte a una vicenda che colpisce profondamente il territorio. Difendere il lupo oggi significa difendere la legalità, la credibilità delle istituzioni e il futuro stesso della cultura della conservazione».
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