M5S: negli ospedali mancano almeno duemila infermieri

22 Settembre 2019

PESCARA . È di almeno duemila unità il fabbisogno di infermieri negli ospedali abruzzesi. La stima è del consigliere regionale M5S e vice presidente della commissione Sanità, Francesco Taglieri, che...

PESCARA . È di almeno duemila unità il fabbisogno di infermieri negli ospedali abruzzesi. La stima è del consigliere regionale M5S e vice presidente della commissione Sanità, Francesco Taglieri, che ha chiesto di convocare per un’audizione i presidenti degli Ordini delle professioni infermieristiche delle quattro province abruzzesi. «Una richiesta», dice Taglieri, «che nasce dalla necessità di fare un quadro reale sulla condizione lavorativa del personale infermieristico nelle strutture sanitarie della Regione». Lavoratori, dice il consigliere regionale, che tra l’altro sono pagati malissimo rispetto agli altri Paesi europei. «Il problema della carenza di infermieri è dato dal numero di pre-pensionamenti che, in Abruzzo, dovrebbe attestarsi sulle 599 unità. Se aggiungiamo il personale in fase di pensionamento a quello già cronicamente carente», aggiunge, «la nostra regione potrebbe avere un buco di oltre 2mila unità infermieristiche», osserva Taglieri, «pregiudicando il servizio alle cure a cui le Asl dovrebbero far fronte. Grazie all’ex ministro Grillo, sono state sbloccate le assunzioni nel servizio sanitario nazionale, e quindi le Regioni possono incrementare il personale dove serve». L’importante, sottolinea Taglieri, «è che l’incremento venga attuato con criterio: oltre al numero insufficiente, infatti, ad aggravare la situazione è l’utilizzo errato che si fa di queste figure professionali, troppo spesso costrette a colmare carenze croniche, per giunta attraverso cooperative che generano lavoro precario». Secondo Taglieri, «è necessario che l’assessore Verì e tutta la Giunta regionale prendano atto di queste realtà e inizino ad attuare un serio piano di assunzione che rimetta al centro le figure professionali ed il supporto che queste portano all’intero sistema sanitario. Un sistema che, si auspica, rimetta al centro il paziente e le sue esigenze, prima di mere argomentazioni di profitto».