Ma davvero i nostri studenti sono più somari dei pugliesi?

I dati sui diplomati con lode alla maturità sono impietosi, con percentuali molto più alte al Sud Ma il dubbio è inevitabile: non sarà che più si scende in meridione e più i prof sono di manica larga?
L’AQUILA. Con appena 79 diplomati con lode, l'Abruzzo è tra le regioni italiane con il minor numero di "bravissimi": settima su 19 prese in considerazione. A detenere il record nazionale di 100 e lode sono invece gli studenti pugliesi: ben 788 su 3.896 assegnati in tutta la penisola. Seguono a ruota Campania (455 maturati con il voto massimo, lo 0,7%)e Sicilia (372 «campioni», lo 0,9%).
È la fotografia del Corriere della Sera che sui dati del ministero dell’Istruzione sugli esiti scolastici. Il Sud porta a casa il bottino di voti più alti dagli ultimi esami di Stato mentre al Nord i prof appaiono più severi. Inoltre, solo gli studenti abruzzesi e molisani peggiorano le performance rispetto allo scorso anno: da 95 diplomati con lode a 79, per l’Abruzzo.
Dati di cui abbiamo voluto parlare con Angelo Mancini: quarant'anni nella scuola, 30 da preside, attualmente dirigente dell'istituto aquilano Cotugno del capoluogo (andrà in pensione il prossimo mese).
Secondo lei, che ha esperienze anche fuori regione, i ragazzi abruzzesi sono meno bravi rispetto ai colleghi del Sud?
«Ritengo, sinceramente, di no. Piuttosto penso che al Sud ci sia un sistema di valutazione diversa. Stando ai dati, per ogni nostro diplomato con lode in Puglia ce ne sono 10, ma la Puglia non è grande 10 volte l'Abruzzo. Il gap è evidentemente nel metro di giudizio degli insegnanti».
Perché parla di metro di valutazione?
«Per raggiungere il 100 e lode non basta una valutazione dell'esame positiva, ma è molto importante la presentazione dei ragazzi da parte delle scuole di provenienza. La commissione esterna dovrebbe incidere per l'80% del voto, ma di fatto non è così. Molto pesa il percorso degli ultimi tre anni di scuola superiore. I ragazzi che escono con 100 e lode, infatti, devono aver avuto per ognuno di questi anni il massimo dei crediti e nessun voto inferiore all'8. La media di ogni anno, inoltre, deve essere stata superiore al 9. Non basta dunque un esame brillante per prendere il massimo voto. È per questo che ritengo che gli insegnanti pugliesi, magari, siano stati più generosi rispetto quelli abruzzesi».
Lei ha lavorato per molti anni al nord Italia. Che differenze ci sono tra i ragazzi del Settentrione e i nostri?
«Di fatto poche. Non ho mai visto un divario rilevante. Certo, al Nord continua gli studi e non si ferma all'assolvimento dell'obbligo scolastico solamente chi ha davvero intenzione di dedicarsi ai libri. In tanti, infatti, vanno a lavorare».
Nell'ambiente scolastico ci sono invece differenze?
«Di più: il contesto cittadino è diverso e spesso le istituzioni si occupano della scuola maggiormente rispetto alle nostre. È per questo che i ragazzi del Nord hanno più possibilità rispetto quelli del centro e del Sud. In tal senso, probabilmente, "gonfiare" un pochino i voti degli studenti del Meridione serve a colmare in parte queste distanze».
C'è qualcosa in cui peccano maggiormente i nostri ragazzi? Dove possono migliorare? Ci sono materie in cui eccellono?
«Oggi ci sono nelle scuole attrezzature scolastiche adeguate, edifici adatti, insegnanti preparati. È per questo che ritengo che i nostri studenti possano dare il meglio senza problemi, nonostante i nostri enti locali siano meno presenti che altrove. Ricordo che quando mi sono insediato come preside a Padova sono stato accolto da assessore e presidente del consiglio comunale per capire di che cosa avrei avuto bisogno. Questo qui non accade. Le attrezzature scolastiche che hanno le scuole del Nord certo non le hanno quelle del Sud. Ma i ragazzi sono ovunque gli stessi».
Michela Corridore
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