Macroregione più vicina Parola del giurista Cassese

21 Giugno 2018

A Pescara il convegno organizzato da D’Alfonso che annuncia le novità Ma il giudice avverte: «Superare il passato e guardare all’Italia del futuro»

PESCARA . Un “cantiere” verso la macroregione, sul quale poggia la strategia europeista dell’Abruzzo, con l’obiettivo di uno sviluppo equilibrato e sostenibile di aree tra loro omogenee non solo per radici ma anche per aspirazioni. È l’impegno che il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha assunto ieri al termine del seminario sul tema “Verso le macroregioni: a chi spetta la prima mossa?”, che si è svolto ieri nell’aula consiliare del Comune di Pescara.
I NOMI. Hanno partecipato, oltre a D’Alfonso, il professor Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale e docente alla School of Government della Luiss di Roma, il sostituto procuratore generale della Corte dei conti d’Abruzzo, Erika Guerri, e la vice presidente della Regione Marche, Anna Casini. A moderare i lavori, il direttore dell’area news di Rete 8, Carmine Perantuono.
L’IMPEGNO. «L’incontro di oggi (ieri, per chi legge), segna un nuovo inizio per un grande progetto su cui sono pronto a impegnarmi in prima persona sui tavoli politici nazionali. E già nella seduta della Conferenza delle Regioni», ha detto D’Alfonso, «riproporrò di aprire un confronto su questo tema. Il confine inteso come limes», ha puntualizzato il presidente, «è ormai superato e infatti già molti enti, come provveditorati alle opere pubbliche, Enel, Anas, sono già strutturati in termini macro regionalistici. Per questo il territorio merita di essere riorganizzato, superando l’egoismo del particolarismo, per arrivare a quella grandezza che rappresenta un valore aggiunto sui tavoli in cui l’interlocutore ha un peso notevole rispetto all’attuale dimensionamento delle nostre amministrazioni. Penso, a esempio, alle infrastrutture, ai trasporti, alle politiche energetiche, in cui le sfide non sono sostenibili se non attraverso una diversa grandezza».
LA STORIA. Del resto, come ha efficacemente sottolineato il professor Cassese, l’attuale assetto amministrativo, coincide addirittura con la suddivisione territoriale delle legioni dell’impero romano, ripreso costantemente nel corso dei secoli fino ai “Dipartimenti statistici” dell’Unità d’Italia, e giunto fino a noi con l’articolo 131 della Costituzione, che suddivide il territorio italiano in 20 regioni.
Nulla di nuovo sotto il sole, insomma, da duemila anni a questa parte. Un assetto, ha sottolineato Cassese, che già durante i lavori della Costituente fu oggetto di critiche, in merito ai criteri utilizzati per la definizione del reticolo amministrativo, e che secondo il professore andrebbe rivisto.
SUPERARE IL PASSATO. «È arrivato il momento», ha detto, «di superare la storia romana e il nostro passato, cominciando invece a guardare all’Italia del futuro. Le dimensioni amministrative sono importanti, perché vanno adeguate alle nuove dimensioni della società e dell’economia». Cassese ha citato ancora una volta la Costituzione, e in particolare l’articolo 132, che prevede modifiche alla nostra Carta fondamentale. Creare le macroregioni, insomma, è già previsto dall’ordinamento, che non pone limiti territoriali e di “consistenza” demografica massimi. Quelli minimi sì, proprio perché il fine ultimo è quello di «raggiungere le economie di scala, non certo le diseconomie, identificando i criteri che partono dall’economia ma che arrivano alla società, tenendo conto delle comunità stanziate sul territorio».
IL FIDANZAMENTO. D’Alfonso, dal canto suo, ha ricordato che c’è un’ipotesi «che ci vedrebbe in fidanzamento con Molise e Marche». A questa proposta “ufficiale” di cui si discute da tempo, se ne affianca «un’altra che sta prendendo piede nelle carte», ha detto D’Alfonso, e che vede Oltre all’Abruzzo, Molise e Marche, anche il Lazio, esclusa Roma. «Da senatore ci lavorerò», ha chiuso, «e lo farò anche da presidente in scadenza, ma non scaduto».