Marcinelle è come Auschwitz, come Hiroshima, come Cernobyl

14 Maggio 2026

È il Dna dimenticato dell’Europa, nata con la Ceca, la prima comunità, edificata, come una chiesa sconsacrata, sul carbone e sull’acciaio. Ecco l’editoriale del direttore

PESCARA. Marcinelle. Marcinelle nelle viscere dell’Europa. Marcinelle non è solo un luogo. Non è solo un paese. Non è soltanto il nome di una miniera. Marcinelle è come Auschwitz, come Hiroshima, come Cernobyl. Come Srebenitza. Marcinelle è una catastrofe battesimale. È il titolo di un capitolo di storia contemporanea. È il certificato anagrafico di un intero continente, è la più importante strage sul lavoro mai avvenuta – dopo il 1945 – sul territorio europeo: è il vocabolo di una lingua internazionale che tiene insieme annodati come in un sigillo, il filo dell’identità, il prezzo del sacrificio, il racconto dei diritti negati. Marcinelle è vite, dolore, fatica, corpi e fiamme, viscere, sottosuolo. Marcinelle, il rosso e il grigio, sangue e carbone.

Marcinelle sono 262 vittime, 136 italiane. È il Dna dimenticato dell’Europa, nata con la Ceca, la prima comunità, edificata, come una chiesa sconsacrata, sul carbone e sull’acciaio. Marcinelle è un foglio di carta rosa affisso in cento paesi d’Italia, in cui venivano spiegate al mondo le condizioni di un baratto brutale, negoziato a Bruxelles con il nostro governo: se volete il carbone per scaldarvi, ci servono le mani per scavarlo. Noi mettiamo la miniera, voi i minatori. Noi la terra, voi – italiani – le anime. carne ossa e sangue in cambio di minerale, il patto fondativo spietato di un continente che rinasce dopo la guerra. Marcinelle è morire nel fondo del pozzo uno, bruciato vivo, per dare una speranza ai tuoi figli, per garantire un futuro al tuo paese. Marcinelle quest’anno sono sessant’anni, oggi sono sessant’anni. Marcinelle è una memoria ancora viva: non finirà mai di ricordarci che non si può mai scambiare il lavoro con la vita.

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