Marcozzi e il Pd: ora la Lega chieda scusa agli abruzzesi

17 Gennaio 2020

Nel giorno del no della Consulta il Carroccio finisce nel mirino dell’opposizione D’Eramo ribatte: siete attaccati alle poltrone. Angelosante annuncia: si va avanti

PESCARA . Era stato lui, Simone Angelosante, assieme al collega di partito, il consigliere leghista Fabrizio Montepara, a presentare a Roma il quesito sul referendum abrogativo del sistema elettorale. Quesito approvato a settembre in consiglio regionale dopo una battaglia di due giorni, con tanto di blitz in commissione, e arrivo dei carabinieri, quando la vice presidente Sara Marcozzi aveva sospeso i lavori per mancanza del numero legale. A riaprirli era stato il presidente Vincenzo D’Incecco, consentendo al testo di arrivare in aula.
«Rispetto la decisione della Corte costituzionale», ha detto ieri Angelosante, dopo la notizia dell’inammissibilità del quesito (vedi servizi in pagina nazionale). «Certo», ha aggiunto, «non sono contento, perché ci siamo dati da fare per far sì che venisse approvato in Abruzzo nei tempi previsti, e soprattutto perché era costruito in maniera valida. Ovviamente ci dispiace molto, ma diciamo che sicuramente tutto questo non fermerà l’azione politica della Lega, che andrà avanti comunque».
Per Giovanni Legnini (Legnini presidente), si tratta invece della cronaca di una debacle annunciata. «Già durante la discussione in consiglio regionale», ricorda, «esprimemmo un’opinione netta, chiara, che è agli atti, sull’inammissibilità di questo quesito referendario. La Corte ora ha deciso con assoluta obiettività e conformemente al dettato costituzionale. Ora il centrodestra e la Lega dovrebbero prenderne atto e riflettere sul fatto che sono state utilizzate le istituzioni regionale per una battaglia politica che andava fatta con gli strumenti da sempre utilizzati, vale a dire la raccolta di firme. Invece hanno utilizzato le regioni, per un’iniziativa che già appariva non conforme al dettato costituzionale e alla disciplina del quesito referendario».
Sara Marcozzi (M5S) invita la Lega «a scusarsi con i cittadini. La pronuncia della Consulta conferma quanto avevamo ampiamente pronosticato: il quesito referendario proposto dalla Lega per modificare la legge elettorale nazionale è irricevibile e viene definito eccessivamente manipolativo. Significa che i rappresentanti leghisti di otto consigli regionali, tra cui anche quello dell’Abruzzo, non solo hanno piegato le istituzioni in nome della propaganda di Salvini, ma lo hanno anche fatto senza essere in grado di scrivere un documento accettabile. Invito gli esponenti della Lega ad assumersi le proprie responsabilità, mettendo da parte la propaganda ed evitando di trovare nemici o di additare la Corte Costituzionale di colpe che, evidentemente, non ha. Le uniche persone che devono rispondere agli italiani e agli abruzzesi del loro comportamento irresponsabile, sono gli stessi esponenti politici della Lega che hanno prima scritto e poi difeso un testo palesemente sbagliato, causando gravi danni economici alle casse anche della nostra Regione, costretta a perdere giorni di lavoro per affrontare la questione». Secondo Michele Fina, segretario regionale del Pd, e del capogruppo in consiglio regionale, Silvio Paolucci, «l’Abruzzo è rimasto inutilmente al palo per un referendum evidentemente inammissibile, la cui proposta ha bloccato i lavori del Consiglio per settimane e cambiato l’ordine delle priorità della nostra regione, che non sono i sì ai diktat politici degli alleati romani e padani. Marsilio», incalzano, «deve delle scuse agli abruzzesi sui quali si prepara a far pesare anche le spese legali di una posizione politica di parte».
LA REPLICA. In serata la replica di D’Eramo: «Non stupisce che i due partiti di palazzo, Pd e M5S», dice, «anche in Abruzzo esultino per il verdetto della Corte. D’altronde hanno dimostrato a tutti i livelli possibili, compreso quello di una assurda alleanza di governo, che l’unica cosa a cui tengono è la poltrona, piuttosto che dare voce e libertà ai cittadini. Si invocano addirittura delle scuse - come se bisognasse redimersi della volontà di far scegliere ai cittadini i propri rappresentanti. Festeggiare di non poter votare appartiene a una logica vecchia di spartizione del potere con giochi di palazzo che la Lega contrasterà sempre. Pd e Cinque Stelle hanno dimostrato anche in Abruzzo quale è, per loro, il vero senso della politica: ostacolare persino la richiesta di un referendum popolare», conclude, «il massimo dell’espressione di una democrazia». (a.bag)