Maria, un futuro sui ponteggi tra carriole e filo a piombo

TORINO DI SANGRO. I primi a restare basiti sono i clienti, quando al mattino di buon’ora Maria Di Nucci si presenta al lavoro. Per quanto si possa aver fatto l’abitudine a vedere donne al lavoro nei...
TORINO DI SANGRO. I primi a restare basiti sono i clienti, quando al mattino di buon’ora Maria Di Nucci si presenta al lavoro. Per quanto si possa aver fatto l’abitudine a vedere donne al lavoro nei più diversi settori, è ancora difficile associare il volto giovanissimo di Maria ad attrezzi come doppio metro, filo a piombo e cazzuola: no, non è facile per niente.
Eppure succede. Ogni mattina a Torino di Sangro e dintorni, quando la venticinquenne si presenta puntualmente alle 7 in cantiere per iniziare la giornata di lavoro: «Dopo la terza media ho deciso di smettere gli studi per cercare un lavoro» racconta. Dopo vari tentativi, ad aprile del 2019, Maria approda nella piccola impresa edile di suo padre Marino, storico dirigente di Cna Costruzioni. Ed è qui che capisce di aver trovato la sua strada: «Non avendo trovato altro e vedendo mio padre un po’ in difficoltà, mi sono offerta di lavorare con lui. È rimasto molto contento e mi aiuta continuamente a imparare cose nuove» spiega orgogliosa.
Certo, l’edilizia non è esattamente identificata, nell’immaginario collettivo, come settore ideale per le donne: lo dicono anche i numeri. Nel 2016, una ricerca dell’Istat certificò che la forza lavoro “in rosa” rappresentava poco più del 6% del totale impiegato nell’edilizia in Italia; valore che cresce fino al 18% se si considerano anche le laureate in Architettura e Ingegneria. Una marginalità che si riflette anche nella difficoltà nel definire la donna sul cantiere: va chiamata muratora o muratrice?
Ma non è, questo, un problema che si pone Maria: «Mi sveglio tutte le mattine alle 6, e lavoro dalle 7 a mezzogiorno». E dopo una breve pausa pranzo, si riprende, dall’una fino alle 17. Cadenze serrate che non le impediscono di vivere anche con quella leggerezza che contraddistingue la sua età. Dopo ore su scale e ponteggi, la sera è dedicata al divertimento e agli amici. «Nonostante i miei orari e nonostante la stanchezza», conferma la ragazza, «la sera ho ancora energie per uscire con il mio fidanzato e gli amici». E a proposito di amici, come hanno giudicato la scelta di lavorare in un cantiere? «Dopo una prima sorpresa iniziale, tifano tutti per me», afferma soddisfatta Maria.
Il lavoro sul cantiere, però, resta quel che è: non certo dei più facili e leggeri. «Non tutte le donne hanno la forza di affrontare una simile giornata lavorativa, queste fatiche», precisa. E così Maria, che coltiva diverse passioni come la cucina, il ballo e la musica, ascoltando «diversi generi, ma soprattutto autori italiani», in cantiere fa i conti tutti i giorni con la durezza di questo mestiere. Ma senza fasciarsi troppo la testa: «Il lavoro è faticoso, ma in cantiere cerco di occuparmi delle mansioni più adatte a me». Nonostante l’attenzione, però, nel tempo ha riportato anche un paio di infortuni, a conferma della storica piaga del settore.
Il futuro potrebbe avere per lei ancora la forma del mattone, anche se per il momento non «ci ho pensato ancora. Preferisco continuare a lavorare accanto a papà». Di certo, però, guardandosi indietro, nessuno rimpianto: «Sì sì», ribadisce, «certo che lo rifarei».
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