Maria Vincenza, nonna d’Abruzzo a 108 anni

20 Dicembre 2017

Ha superato due guerre e tanti dolori. I familiari: mangia solo prodotti dell’orto e non prende farmaci

LANCIANO. Quando è nata, il 14 dicembre del 1909, la lavatrice era stata immessa solo da qualche anno sul mercato americano ed è l’anno in cui per la prima volta un uomo, l’americano Robert Edwin Peary, raggiunge il Polo Nord. In Italia nasce il primo Giro d’Italia, la corsa di ciclismo a tappe, mentre di lì a qualche anno, nel 1912, il naufragio della nave Titanic al largo di Terranova, inabissatosi dopo aver impattato un iceberg, fece storia. La nonnina d’Abruzzo si chiama Maria Vincenza Ricchiuti e ha festeggiato domenica scorsa con tre figli, otto nipoti e dieci stranipoti, le sue eccezionali 108 primavere. Un record a cui la stessa Maria Vincenza, piccola e minuta, stenta a credere.
Suo marito le diceva scherzosamente che era come una foglia d’autunno, sempre in procinto di volare via. Ma lei, piccola e gentile, col garbo dei suoi capelli bianchi, ancora fluenti sulla testa, ha superato due guerre mondiali e «tanti dolori». Uno dei più forti è stato proprio la perdita di suo marito, di mestiere minatore, che, dopo aver contratto la silicosi ed avervi convissuto per vent’anni, si è spento all’età di 78 anni.
«La morte si è scordata di me», sospira ogni tanto Maria Vincenza, «non mi vuole». La super nonnina non sa spiegarsi il “segreto” della sua longevità. «Una volta», racconta il figlio Nicola Di Florio, 74 anni, «si è sentita poco bene e abbiamo chiamato la guardia medica. Al suo arrivo mamma stava già meglio e abbiamo passato il tempo a rispondere alle domande su come facesse ad aver vissuto così a lungo, su cibo, abitudini, malattie».
Maria Vincenza tutt’ora non prende farmaci. È quasi cieca e sente poco, ma è ancora perfettamente autosufficiente. Fino a qualche anno fa viveva da sola nel suo paese d’origine, Lama dei Peligni, e impastava la pasta come una energica massaia. Ha sempre mangiato poco e soltanto i prodotti del suo orto, pochissima carne, prevalentemente bianca e rigorosamente «un pezzettino vicino all’osso», come ordina ai famigliari, molta verdura e legumi, pesce e pochi dolci. «Mi hanno fortificato i guai che ho passato», scherza spesso la nonnina. E non ci vuole tanto a capire di che guai si tratti. La casa di famiglia distrutta dalle bombe, la miseria dopo ogni guerra, la paura e l’angoscia ad ogni chiamata alle armi, un esercito di famigliari da accudire, il freddo e la neve, che «per uscire di casa bisognava scavare un cunicolo fino alla stalla».
«Avrà fatto quintali di polenta e chilometri di lavori a maglia», racconta ancora il figlio Nicola, « la lana era quella delle poche pecore che avevamo e ogni anno mio padre ammazzava il maiale. La salsiccia sulla polenta era una festa per noi bambini». Maria Vincenza ascolta la radio, fa qualche piccolo passo in casa e passa tre mesi a Lanciano e tre mesi a Lama dei Peligni. Guarda i nipoti crescere e se qualcuno lascia qualcosa nel piatto sospira sempre: «Magari le avessimo avute noi queste cose che voi buttate».
Daria De Laurentiis
©RIPRODUZIONE RISERVATA.